In 22 mesi solo 61 leggi Ci sono costate 47 milioni l’una

Nella travagliata XV legislatura il numero di provvedimenti approvati dalle Camere è stato bassissimo. Ma i costi del Parlamento restano altissimi. La cifra sale se si considera pure la spesa di Palazzo Chigi

Roma - Se son care le leggi sfornate in questa fulminea legislatura? Carissime, ci sono costate un tesoro da fare invidia ai Nibelunghi. A saperlo, ogni buon padre di famiglia si sarebbe industriato con tutte le forze per farla morire prima dei 22 mesi che ha vivacchiato sotto il governo di Romano Prodi e del centrosinistra. Sì, lor signori han resistito in rianimazione con le bombole, ma la fabbrica delle leggi ha prodotto il fatturato più basso dell’intera storia repubblicana. E invece di mettersi in cassa integrazione, hanno speso come in tempi di vacche grasse. Sapete quante leggi hanno varato, con gran sudore, dal 28 aprile 2006 giorno inaugurale della XV legislatura, al 24 gennaio scorso quando il governo è stato sfiduciato dal Senato? Di fatto, 61. E poiché nel frattempo Camera e Senato ci son costati quasi 3 miliardi di euro (per l’esattezza 2.902.840.121), ogni massaia può fare il conto. Sono 47 milioni e mezzo di euro, per l’esattezza 47.587.542 euro a provvedimento. Sì, quasi cento miliardi delle vecchie lire per fare una legge.

E si lamentano che la legislatura «è durata troppo poco», poverini «ci hanno fatto lasciare il lavoro a metà». Se li lasciavi andare avanti con questi ritmi, è capace che ti chiedevano anche il premio di produzione oltre all’aumento. Dite che è un calcolo sbrigativo e semplicistico, perché il Parlamento non fa soltanto leggi ma pure «sindacato ispettivo» (interrogazioni e interpellanze) e commissioni di inchiesta? Sì, sì, hai voglia ad ispezionare, ma se il potere legislativo non legifera, che potere è? Calcolo provocatorio certamente, e devono ringraziare che nel conto ci sono solo i ratei mensili di spesa della Camera e del Senato. Se aggiungessimo anche la spesa di Palazzo Chigi e dei ministeri, che in fin dei conti han governato (si fa per dire) per decreti, il costo medio di una legge salirebbe oltre la decenza e la vergogna.

Più che magro, il prodotto di questi 22 mesi è misero. Sono arrivate al traguardo della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale 26 conversioni in legge di decreti governativi, 23 leggi presentate dal governo e 12 di iniziativa parlamentare, 28 ratifiche di accordi o normative internazionali. Quest’ultime sono atti dovuti, passano fulminee in commissione senza emendamenti né storie, quel che ha richiesto un po’ di serio lavoro sono le 61 leggi «vere». Dite che la fine «traumatica» ha probabilmente vanificato chissà quante leggi che avevano compiuto il giro di boa, lasciandoli lavorare forse avrebbero recuperato sulla produzione? Purtroppo no, il ritmo è quello lento delle approvazioni definitive. Tant’è che la fabbrica ha chiuso i battenti lasciando 66 progetti di legge approvati soltanto da Montecitorio e 27 da Palazzo Madama. Sì, la strozzatura era al Senato, non si sapeva? Vuol dire che pur di non correre il rischio di farsi male nella Camera Alta, l’Unione ha preferito incrociare le braccia e legiferare col contagocce.

Nessun’altra legislatura, ha registrato una media così bassa. Il centrosinistra è riuscito a battere in negativo pure se stesso: nei primi 22 mesi del primo governo Prodi infatti, le leggi prodotte sono state il doppio. Per non dire della scorsa legislatura, che dal 30 maggio 2001 al 26 febbraio 2003 ha sfornato 188 leggi, comprese le conversioni di decreti, avendone in palleggio soltanto 22 al Senato e 21 a Montecitorio. Più preziose di queste 61 leggi lasciate in lascito dalla XV legislatura, non ne avevamo mai avute.

Preziose in valuta corrente ovviamente, col metro del vil danaro del contribuente, perché se poi vai a vederne la sostanza, appaiono tutt’altro che epocali o incisive, di quelle che han cambiato la storia o i costumi civili. A parte le leggi finanziarie e di bilancio per il 2007 e il 2008, c’è solo l’indulto, come grande legge. Le quattro sunteggiate in apertura di questa pagina sono chicche, ma anche termometro della mediocrità. Aggiungeteci l’istituzione del «Giorno della memoria» per le vittime di terrorismo e stragi, volendo l’abolizione della pena di morte nei codici militari, le misure per la salute e la sicurezza sul lavoro (risultate però insufficienti pochi mesi dopo il varo), e il paesaggio è pressoché completo. Niente di sostanziale.