Da 24 ore Fini tradisce la parola data agli italiani Montecarlo, ancora dubbi: dieci domande ai pm

Tuona contro gli indagati in politica ma lui, indagato pe rtruffa, non lascia. Aveva detto: mi dimetto se il proprietario della casa a Montecarlo è Giancarlo Tulliani. Invece resta la suo posto. La lettura degli atti non chiarisce le perplessità: <strong><a href="/interni/crescono_dubbi_altre_10_domande_pm/31-10-2010/articolo-id=483726-page=0-comments=1">altre dieci domande ai pm</a></strong>

L’abuso e la menzogna:met­tete queste due colpe sulla bi­lancia. Da una parte c’è un premier che telefona in que­stu­ra per aiutare una ragazzi­na sbandata, che nella vita si arrangia come può. Non è un ordine. Non è un diktat che arriva dall’alto. È solo un modo per non rispedir­la in comunità, da dove è già scappata più vol­te. È un abuso di potere che offre un’altra possibilità a chi ha una vita già molto complica­ta. L’altra è la menzogna di un uomo che ha fatto in fretta a iscriversi al partito dei giusti. Uno che fa il moralista di pro­fessione ma non trova scan­daloso dare le chiavi di casa al cognato, una casa che il suo partito ha ricevuto in ere­dità da una vecchia signora che sperava così di sostenere la sua causa e i suoi ide­ali. Fini, dicono ora i pm, ha truffato solo se stesso. E per questo hanno chiesto di archiviare tutto. Sarà il gip a decidere. Ma Gianfranco resta ancora indagato. Un presidente della Camera indagato. È stato furbo: ha blandito i giudici, si è iscritto al loro partito e in cambio ha otte­nuto quel segreto istruttorio che a gente come Berlusconi non spetta mai. Tutto l’affare Montecarlo è rimasto sotto co­perta, per lunghi mesi il procedimento era solo per ignoti. Il Fini indagato era un fantasma, una spruzzatina di bian­chetto. E così lui, i Bocchino, i Granata potevano alzare la testa e dire: chi è inda­gato deve stare fuori dalla politica. La ve­rità su Fini, su Fini indagato, si è svelata quando ormai non faceva più male. Ma questo non fa del cognato di Tulliani un uomo d’onore.

Chi salverà Fini dalle sue menzogne? Perché Fini ha mentito a se stesso, al suo passato, alla sua storia, ai suoi compa­gni di partito, a tutti quelli che hanno cre­duto in lui, sostenendolo e finanziando­lo. Ha rinnegato i suoi ideali. Ha conti­nuato a mentire anche quando i suoi elettori chiedevano: ma perché quel si­gnorino di Tulliani sta lì a Montecarlo? Come c’èfinito in quella casa che appar­teneva ad An? Nulla. Il presidente della Camera non ha mai dato una risposta convincente. Prima ha alzato le spalle sprezzante. Poi ha messo giù su un fo­glio di carta otto scuse. Quindi come Bin Laden ha lanciato via web un messaggio urbi et orbi. Il concetto era più o meno questo: se la casa è veramente di mio co­gn­ato mi dimetto da presidente della Ca­mera. Bene, le carte dei pm dicono che la firma del locatore e del locatario è la stessa. Tulliani in pratica fa due parti in commedia. Fini da ieri lo sa ufficialmen­te. Ma non si è dimesso. Fini a mollare la poltrona non ci pensa assolutamente. La verità è che la sua bugia non interessa a quelli che contano. I giornali dei giusti non ne parlano più: Fini deve restare al di sopra di ogni sospetto. Non importa che abbia preso in giro gli italiani.

Tirare in ballo Montecarlo è qualcosa di scon­veniente, è dossieraggio, è porcheria. Tutte queste accuse hanno un solo sco­po: coprire una menzogna, non sporca­re la faccia del neo antiCav. La differenza è che Fini non è come il Cavaliere. Non è Berlusconi da sbattere sempre in prima pagina.Non è da tre lu­stri sempre l’uomo da battere. Berlusco­ni è colpevole anche per uno starnuto. Fini è il nuovo anti Berlusconi che va pro­­tetto e tutelato in ogni modo. È per que­sto che l’abuso di Berlusconi non varrà mai la menzogna di Fini. Questa è la giu­stizia dei due pesi e delle due misure.