«Un 25 aprile di liberazione dalla sinistra»

(...) e neppure da pensare, avverte che la corsa per la conquista di Comune e Provincia va fatta sul serio, e se così non sarà An se la farà da sola e tanti saluti agli alleati, sogna «un 25 aprile di Liberazione di Genova dal sistema di potere della sinistra».
Plinio, non starà esagerando?
«L’unico modo che abbiamo per scardinare il sistema di potere di questa sinistra arrogante e saccente è fare una battaglia dura, senza esclusione di colpi politici, senza posizioni compromissiorie».
Il requiem delle larghe intese.
«Guardi, io spero che l’amico Enrico Nan abbia fatto un sogno in una notte di mezza estate. Per me, tradotto dal politichese “larghe intese” significa “brutto inciucio”».
Si pensava di farle sulle questioni prioritarie per la regione...
«La verità è che, anche ammettendo una qualche utilità di un accordo politico sui temi rilevanti, la sinistra a Genova e in Liguria da noi si aspetta solo collaborazione su decisioni già prese. Il dato che non possiamo dimenticare poi è che le larghe intese non esistono nell’elettorato».
Lo vada a dire agli elettori dell’Udc.
«Sì, diciamoglielo. Io credo si sentano traditi. Guardi cosa sta succedendo in Regione: chi ha votato Udc lo ha votato in quanto parte di una coalizione, la Casa delle Libertà, schierata contro il centrosinistra, ma adesso si ritrova con un partito che sta minoranza, ma non fa opposizione, e fin troppo spesso vota con la maggioranza».
Lei ha tacciato il capogruppo Fabio Broglia di collaborazionismo...
«E adesso chiederò agli alleati che non partecipi più alle riunioni della CdL in Regione. Io ho il massimo rispetto per la persona, ma qui la valutazione è politica. Se ci sarà l’Udc non ci sarà An».
Quando si dice le mezze misure.
«Ma suvvia, guardi che cosa fa l’Udc: a Rapallo è l’ultima stampella di Capurro, a Sanremo è l’ultima stampella di Borea. Ripeto: le battaglie contro il centrosinistra vanno fatte con coerenza e chiarezza, le mezze misure non servono».
Il senatore di Forza Italia Luigi Grillo potrebbe incarnare il candidato tipo per questa battaglia dura e pura al Comune di Genova?
«Ogni esponente di peso dei partiti ha la sua dignità, anche se certo a Genova avrebbe maggiori chance un candidato che abbia vissuto e operato politicamente qui. Comunque non ci è affatto piaciuto come è nata la candidatura di Grillo».
Si spieghi.
«Se ogni partito può lanciare un nome a una sagra di paese, magari fuori Genova e senza aver consultato gli alleati, allora lo faremo anche noi».
Dice Luigi Morgillo che ha fatto il nome di Grillo che trattasi solo di una proposta, da discutere in un tavolo ufficiale.
«Ecco, appunto. Io dico che per quel tavolo ufficiale siamo già fuori tempo massimo. O lo si fa immediatamente, tornando alla chiarezza e a un metodo condiviso, oppure An correrà con un proprio candidato sindaco».
Gianni Plinio?
«Io sono un militante politico, se il mio partito me lo chiedesse correrei, l’ho già fatto nel 1993, fu una grande esperienza».
Se ne andava in giro con un fiorino rosso con su la scritta Msi.
«Prendemmo il 7 per cento, raddoppiando i voti delle precedenti elezioni. Ma An può mettere in campo molti nomi importanti. Penso al senatore Giorgio Bornacin, figura storica della destra genovese. E penso alla società civile, perché non candidare un uomo del calibro del giudice Mario Sossi?».
Sandro Biasotti in Provincia le piace?
«Quando il Giornale ha lanciato il suo nome An ha aderito subito con entusiasmo. Biasotti in Provincia sarebbe una carta vincente e avrebbe tutto il nostro sostegno».
Sarà un autunno caldo?
«Lo spero. La settimana prossima, alla ripresa dei lavori del consiglio comunale, chiederò agli alleati, queli che combattono, non quelli che belano, di tornare a fare politica sul territorio. Dobbiamo dare eco alle battaglie che facciamo in Regione, e dobbiamo farne altre per quelle zone, e sono tante, tradite dal centrosinistra».
Tanto poi voteranno di nuovo centrosinistra...
«Può darsi, ma forse invece il centrosinistra perderà un po’ della sua spocchia. Sarebbe un grande giorno quello in cui si riuscisse a liberare Genova dal sistema di potere della sinistra. Un 25 aprile, una giornata di Liberazione dalla sinistra. Ci abbiamo provato in cinque anni in Regione. Noi lavoravamo, non viaggiavamo...».