25 aprile, sfilano insulti e minacce

Sono in piazza «per combattere le destre». E c’è da scommettere che per i cronisti ci sarà solo l’imbarazzo della scelta. Quale? Be’, degli insulti da riportare sul taccuino, quelli che oggi risuoneranno al corteo del 25 aprile contro gli esponenti del Pdl.
Violente contestazioni, provocazioni non solo verbali e intimidazioni della sinistra che sceglie, ancora una volta, di dare corpo e sostanza a una manifestazione di parte. E lo mette anche per iscritto, nero su bianco: «Con la pesante sconfitta elettorale, per la prima volta dalla Liberazione, nessuna forza di sinistra siederà in Parlamento. Un’assenza pesante che avviene proprio quando si fa strada una destra razzista e xenofoba, che mette seriamente in pericolo la convivenza civile e la democrazia nel Paese».
Parole pesanti come pietre, quelle siglate da Rifondazione e Sinistra democratica e che trovano eco nel messaggio dei Carc, comitati di appoggio per la resistenza al comunismo: «Alziamo la bandiera dell’antifascismo di classe. Chiudiamo la bocca a chi deve tacere». E non ci vuole tanta immaginazione per capire cosa intendono i Carc per «chiudiamo la bocca a chi deve tacere». «A Milano il clima è pesantissimo, le aggressioni delle squadracce si susseguono» vagheggiano on line i supporter degli imputati per associazione sovversiva con finalità di terrorismo che scendono «in piazza per onorare il sacrificio di chi ha combattuto e riprenderci il nostro futuro».
Ma alla sinistra che, oggi, tradisce nuovamente lo spirito del 25 aprile arriva un consiglio da Palazzo Marino (in piazza rappresentato dall’assessore Giovanni Terzi, mentre per la Provincia c’è Filippo Penati e per la regione Angelo Giammario): «Sappiano che Milano è sorvegliata dagli "occhi" di 900 telecamere. Sappiano che contro i devastatori l’amministrazione cittadina fa sul serio». Avvertenza del vicesindaco Riccardo De Corato, accompagnato dall’auspicio che «oggi i milanesi non debbano assistere al consueto revival di un vergognoso copione fatto di insulti e di linciaggi». Augurio sottoscritto anche dai socialisti: «Non si può ridurre il 25 aprile a una manifestazione che ha come obiettivo il ribaltamento in piazza del risultato elettorale - annota Roberto Caputo - il voto c’è già stato ed è quello».
Peccato che le frange no global e la sinistra democraticamente esclusa dal Parlamento non vogliano abbandonare il cliché della retorica pomposa e vacua dell’antifascismo militante. Già, c’è voglia di fare il replay del 1994, della caccia ai milanesi colpevoli di sventolare bandiere tricolori o delle aggressioni avvenute negli ultimi due anni a chi innalzava le bandiere con la stella di Davide in campo bianco della Brigata ebraica. E per partecipare al corteo, fa sapere l’associazione Amici di Israele, (con loro c’è anche il presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri), «dovremo affidarci alla protezione delle forze dell’ordine». «Riprova che il 25 aprile non è una festa istituzionale ma di parte, una giornata che divide e non unisce» chiosa Paola Frassinetti (An).
Commento sul 25 aprile dei «nuovi partigiani», quelli che hanno nostalgia della macelleria di piazzale Loreto e che, oggi, continuano a strumentalizzare l’assenza del sindaco Letizia Moratti.