In 2.500 a Roma per spaccare tutto Caccia ai black bloc anche a Milano

Potrebbero esserci anche parecchi «milanesi» tra i teppisti che sabato hanno messo a ferro e fuoco la capitale. Qualcosa più di un sospetto visto che da Milano l’altro giorno sono partiti in 2.500, molti dei quali noti estremisti. Per questo già in queste ore stanno arrivando i filmati degli scontri, nella speranza la Digos sia in grado di riconoscere tra la folla qualche vecchia conoscenza soprattutto nell’area anarchica. Meno probabile invece la partecipazione dei Centri sociali «istituzionali» o degli ultras del calcio. Anche se ultimamente spesso si confondono alle manifestazioni politiche nella speranza di menare le mani.
Incidenti come quelli di sabato infatti non sono certo stati organizzati e condotti da elementi che non abbiano un certo curriculum alle spalle. Insomma chi è sceso in piazza può essere considerato un professionista della rivolta, ma proprio per questo ben conosciuto in questura. Un esercito calato da tutta Italia, compresa Milano che del resto ha dato il suo sostanzioso contributo alla riuscita della giornata di protesta.
Sono stati infatti calcolati almeno 50 i pullman partiti solo dal capoluogo, il che, tradotto in cifre, significa circa 2.500 persone. Molte appartengono alle diverse organizzazioni sindacali, sia Confederali sia di base, ai partiti della sinistra radicale e ai Centri sociali. Nei giorni scorsi infatti i siti delle diverse realtà cittadine annunciavano partenze per la capitale. Dunque nel mirino Cantiere, Vittoria, Panetteria e via si seguito, eccetto forse il solo Leoncavallo, in questi ultimi tempi un po’ distante dalla cultura barricadera dei suoi epigoni.
Sarà difficile comunque dare un nome e cognome ai teppisti di sabato. C’è la sensazione possano essere anche «professorini» e «figli di papà» trascinati sulle barricate da cattivi maestri. L’attenzione dunque si concentra sulle due realtà più accese: gli anarco animalisti che dal 1998 occupano in via Litta Modignani «Villa Vegan» (il nome dal fatto che sono tutti vegetariani di strettissima osservanza) e la «Bottiglieria», anche se questi ultimi non hanno più una sede da mesi. Si tratta infatti del gruppo di «Lab Zero» che storicamente occupava uno stabile in Ripa Ticinese: sfrattato nell’esatte del 2010 migrò in via Savona per chiamarsi «Bottiglieria» (nome che gli è poi rimasto appiccicato addosso) da dove fu «sfrattato» per finire in via Giannone e subire l’ultimo e definitivo sgombero. Da allora vagano senza sede, ma si tratta pur sempre di una realtà molto coesa, con stretti collegamenti con altri gruppi sparsi in Italia e comunque in grado di organizzarsi e aggregarsi con una certa facilità.
Gli investigatori invece ritengono difficile trovare tra i facinorosi di Roma elementi del tifo estremo di Inter o Milan, anche se agli incidenti dell’altro giorno hanno invece quasi sicuramente partecipato ultras di Roma, Cosenza, Venezia e Modena. Certamente estranei a qualsiasi forma di indottrinamento politico ma sempre pronti a menare le mani, per quale causa non importa. Una inclinazione che non sembra invece molto diffusa tra i tifosi neroazzurri e rossoneri. Anche per un dettaglio da non poco conto, entrambe le squadre giocavano sabato: l’Inter a Catania nel pomeriggio, il Milan in serata a San Siro. Appuntamenti a cui non si può derogare.
Da oggi pertanto in via Fatebenefratelli le diverse squadre della Digos - la «sindacale», la «sinistra» e, per non sbagliare, anche la «tifoserie» - saranno impegnate a seguire ore e ore di filmati nella speranza di individuare qualche volto noto. Si tratta delle riprese televisive di Rai, Mediaset La7 e Tv locali, quelle eseguite dai manifestanti e «postate» in rete e infine i fotogrammi degli stessi agenti che hanno seguito il corteo. Basterà sorprendere uno dei teppisti con il volto scoperto anche per pochi istanti per ottenere un’incriminazione. Oppure seguire il manifestante dal momento in cui sfilava pacificamente a volto scoperto a quando, mascherato, incendiava auto e sfasciava vetrine.