Il 26 ottobre 1917 Stalin faceva l’amore e non la rivoluzione

da Mosca

Stalin non prese parte al momento-clou della Rivoluzione d'Ottobre perché era in tutt'altre faccende affaccendato: nelle ore del cruciale assalto bolscevico al Palazzo d'Inverno, il 26 ottobre 1917, era a letto con l’amante sedicenne, Nadezhda Alliluyeva. Così almeno racconta un film televisivo in quattro puntate. Si intitola Sua Moglie. Il secondo canale, «Rossia», lo manderà in onda a novembre.
«Il pubblico non mi perdonerà di far vedere Stalin sul vaso da notte», dice Mira Todorovskaya e in effetti il film da lei scritto e prodotto sembra destinato a innescare polemiche: lo spietato dittatore è ancora oggi un'ingombrante icona del partito comunista, la principale forza di opposizione al regime Putin. La Todorobvskaja non ha dubbi sul fatto che Stalin fosse un mostro, ma ha deliberatamente scelto l'approccio «soap opera» per rievocare la passione del georgiano per la seconda moglie, morta in circostanze misteriose nel 1932. Ecco dunque Josef Stalin (interpretato dall'attore Duta Skhritladze, anche lui georgiano) che sbottona la camicetta della giovane amante, eccolo mentre lei lo lava teneramente in una tinozza o mentre le fa la più classica delle dichiarazioni: «Ti amo, Nadia. Ed è una cosa seria e destinata a durare a lungo».
Il futuro dittatore conobbe Nadezhda, ancora bambina, nel 1908, quando egli era in fuga, e il padre rivoluzionario di lei, Serghei Alleluiev, gli diede rifugio. E la sposò nel 1919, dopo due anni di convivenza. Il matrimonio fu burrascoso e terminò in modo tragico: la seconda moglie di Stalin (la prima era deceduta nel 1907) fu trovata cadavere nella sua camera da letto al Cremlino. Poche ore prima aveva abbandonato offesa un banchetto ufficiale non avendo gradito come il sadico marito la spronava a ingurgitare vodka. Qualche storico cavalca la teoria del delitto su ordine di Stalin, ma Mira Todorovskaja avalla la tesi più accreditata: Nadezhda (tra l'altro sotto choc perché il marito le avrebbe detto che forse era sua figlia in quanto aveva avuto una relazione con sua madre...) si sarebbe suicidata con un colpo di pistola al cuore.
Il film (diretto dal regista Oleg Massarighin) si basa quasi esclusivamente su un romanzo, L'unica, pubblicato nel 2001 a Mosca da Olga Trifonova, vedova dello scrittore Iuri Trifonov. Grazie a documenti d'archivio, testimonianze orali e qualche volo pindarico, il romanzo ricostruisce la complessa storia d’amore tra Stalin e Nadezhda e insinua il dubbio che il crudele e geloso zar rosso abbia anche portato le corna: la moglie (che gli diede due figli, Vassili e Svetlana: quest'ultima vive da parecchi decenni negli Stati Uniti) lo avrebbe tradito con Serghei Kirov, il popolare dirigente sovietico ucciso nel 1934 con ogni probabilità su ordine del sospettosissimo dittatore.
«Se ne è andata via come un nemico. Perché l'ha fatto?», avrebbe detto Stalin davanti alla bara di Nadezhda e a giudizio di Mira Todorovskaja proprio la drammatica perdita della seconda moglie - che spesso in passato aveva funzionato da sua seconda coscienza - avrebbe scatenato in lui gli istinti peggiori.