In 3 anni non ho perso punti. Perché non li raccolgo

V enerdì era l’11-11-11 per cui undici dell’undici duemila e undici dunque un finto palindromo che tutti hanno erroneamente festeggiato pur di festeggiare qualcosa in tempi in cui c’è poco di che festeggiare. Però questa celebrazione fuori luogo mi ha ricordato che in novembre sono tre anni che vivo vintage. E sembra ieri.
Sembra ieri che ero in fila di fronte alla cassiera di un supermarket dopo essere stato in fila davanti al distributore della tangenziale dove tutti erano in coda per il solito fottutissimo svincolo. Decisi di vivere vintage quando la fila in faccia alla cassiera diventò irritante per via di un'anziana e però tenera signora alle prese con i soliti euro che neppure li vedeva nel borsellino per cui la perdonai subito non perdonando però il manager col palmare un po' fisso all'orecchio e un po' stretto fra le mani a incasinare la vita sua e nostra che lo osservavamo buonini e bravini. Decisi di vivere vintage quando il manager si illuminò in viso e non tirò fuori 50 euro per pagare e neppure il bancomat e tantomeno la carta di credito, ma sfilò e mostrò a tutta la fila, come un'ostia ai credenti, una rossa tesserina raccogli punti fedeltà e la cassiera sorrise strisciandola e i punti arrivarono e il viso dell'uomo si allargò e il nostro anche perché la fila sarebbe ripartita e invece no. Decisi di vivere vintage quando l'uomo senza mai riporre il palmare sfoderò il bancomat e digitò il pin e sbagliò una, due, tre volte e la tesserina si bloccò e lui si bloccò e la fila si bloccò e lui disse «non ricordo più il codice però forse l'ho memorizzato qui dentro…» e il palmare gli cadde e si ruppe e l'uomo imprecò e la cassiera domandò «non ha contanti?» e lui rispose «non ho contanti» e lei disse «allora aspetti e voi in fila gentilmente cambiate cassa» e noi robottini gentilmente ubbidimmo signorsì signora.
Decisi di vivere vintage perché mi rividi in quel tipo e provai il terrore di finire come lui, schiavo di tessere e tesserini e codici e palmari e quant’altro. Perché il progresso è il nostro presente e futuro e perché sarebbe idiota ostinarsi a non assecondarlo e sfruttarlo, ma ancor più assurdo sarebbe non accorgersi di questo allegro e inconsapevole lasciarci strattonare in avanti dalla tecnologia senza neppure avere il tempo di capirla e addomesticarla e di saper distinguere quando, ciò che ci offre, altro non è che una spaventosa inutilità travestita da ultima comodità.
Sono tre anni che vivo vintage. Non è male per niente. Soprattutto in coda. E chissenefrega delle raccolte punti.