«3», il concorrente scomodo di Tim, Wind e Vodafone

«3» sotto attacco da parte dei concorrenti. Sia Telecom Italia, per bocca del suo presidente Franco Bernabè, sia Wind per il suo direttore generale Ossama Bessada, ritengono che quattro gestori siano troppi per il mercato italiano della telefonia mobile e che sia necessario un consolidamento. E dato che «3» è, con circa 9 milioni di clienti, il più piccolo tra i quattro, potrebbe forse anche essere venduto essendo il meno costoso.
In realtà «3», dato per spacciato più di una volta, sta cercando, come si suol dire, di vendere cara la pelle. Il suo attivismo non lascia dubbi. Le tariffe per il traffico dati sono tra le più competitive e anche i piani tariffari per l’iPad 2, quello che viene venduto direttamente dai gestori con traffico incluso, è tra i migliori. Una offerta su tutte: la mitica tavoletta a 64 Gb, ossia il modello più potente, viene dato gratis con traffico incluso per 39 euro al mese. «3» gioca dunque al ribasso sulle tariffe dati, rompendo le uova nel paniere agli altri, e al rialzo quando si è trattato della gara frequenze scatenando le ire di Vodafone. In questo caso, infatti, con continui rilanci, ha fatto alzare di parecchi milioni di euro il valore delle frequenze a 800 Mhz, più adatte per Lte, ossia le reti di nuova generazione mobili per la banda ultraveloce. Alla fine non le ha acquistate, ma ha obbligato gli altri a pagare di più. E, dunque, anche se «3» ritiene di poter fare comunque un’ottimo servizio Lte usando le frequenze a 1.800 Mhz mettendo solo un po’ più di antenne (2mila circa), gli altri gestori già lo danno per defunto ritenendolo tagliato fuori da quella che sarà la tecnologia principe per la realizzazione della banda mobile ultraveloce. Certo, se un consolidamento del mercato ci sarà anche in Italia, come è avvenuto in Gran Bretagna dove c’erano quattro gestori diventati tre perchè Orange (France Telecom) ha comperato T-Mobile (Deutsche Telekom) hanno unito i rispettivi operatori mobili, i tempi saranno lunghi. L’azionista di «3», infatti, la cinese Hutchison Wamphoa, il maggior gestore mondiale di infrastrutture portuali e ha le spalle larghe a differenza dei due ex-monopolisti europei oberati dai debiti. E, dunque, anche se «3», nata nel 2002, ha chiuso il primo bilancio in utile solo lo scorso anno per 150 milioni e ha accumulato 8,5 miliardi di perdite, può certamente permettersi di tenersela finché non ci sarà un’offerta adeguata. Telecom ha già fatto sapere che l’interesse è scarso e inoltre l’operazione è quasi impossibile per via delle regole Antitrust. Quanto a Vimpelcom, la società russa che controlla Wind, è anch’essa oberata da 27 miliardi di dollari di debiti, sempre meno dei 30 miliardi di euro di Telecom, ma è comunque difficile pensare a nuovi acquisiti. Non c’è dubbio, però, che gli operatori vedano, nel consolidamento del mercato, l’unica via per cercare di recuperare redditività. La situazione non è facile e quasi paradossale. Basta pensare che nei prossimi 5 anni gli utenti del «mobile» saliranno del 30% a 7,8 miliardi di utenti (fonte Ovum) e nel 2020 i device (smartphone, tablet, ecc) connessi saranno, lo dice L’Economist, oltre 10 miliardi.
Eppure anche se cresce il numero di smartphone connessi il fatturato delle «telco» cala. Gli utenti, infatti, si sono fatti furbi e usano istant messaging e telefonate via Internet, già pagato come traffico dati, al posto di chiamate ed sms. Insomma, non spendono. Ovvio che le società di tlc stiano cercando una soluzione per rivitalizzare i bilanci. Ma alla fine deciderà il mercato.