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Potesse affacciarsi da una finestra di Palazzo Chigi a osservare il popolo che protesta per il caro-pane, Romano Prodi non potrebbe neppure rispondere con le parole attribuite a Maria Antonietta: «Che mangino le brioches». Non potrebbe perché se il prezzo del pane è impazzito - a Milano tre euro e quaranta al chilo - quello del companatico è ormai ospite fisso del neurodeliri: più 4,5 per cento la pasta, più 2,8 la carne, più 3,2 il latte, più 5,6 la frutta, più 3,8 le uova, e ci fermiamo qui per non far perdere l’appetito a quei pochi che l’appetito se lo possono ancora permettere.
In poco più di un anno Prodi, che è un cattolico dossettiano e come tale fiero avversario della civiltà dei consumi, è riuscito a realizzare perlomeno uno dei suoi obiettivi ideologici. Ha infatti abbattuto l’odiato consumismo introducendo in sua vece il consumenismo: consumare meno, digiunare tutti.
Non c’è più alcun dubbio infatti che gli italiani abbiano meno soldi in tasca. Qualche economista cerca di attenuare: non è che sia aumentata la povertà, dice, è che è aumentata la percezione di povertà. Come il «caldo percepito» d’agosto. Ma che imbecilli che siamo: non sappiamo più dove mettere i risparmi e crediamo di essere al verde.
Sarà solo una percezione, ma le tasse sono aumentate, i pagamenti rateali anche, i mutui sono più cari, le vacanze si accorciano. Adesso dopo la pasta il riso e la carne è aumentato (appunto) persino il pane, gioia della mensa e profumo del focolare. Come si fa a rinunciare al pane? Sta alla tavola come il minimo sindacale sta ai salari. Stia attento il premier, quando manca il pane il popolo perde la pazienza, come ai tempi di Renzo Tramaglino.
Ma adesso basta. Noi non vogliamo dire che l’inflazione, il caro-pane eccetera son tutta colpa di Prodi. Lo dicessimo, scenderemmo al livello suo e dei suoi alleati che per cinque anni hanno attribuito al centrodestra ogni aumento di prezzi e ogni diminuzione di reddito, dalla paga dei precari all’ingaggio di Recoba. Ah come ridevano, quando Tremonti parlava di 11 settembre di euro e di congiuntura internazionale. Eran tutte balle, allora. Adesso ogni scusa è buona.
Noi non siamo come loro e diciamo che se gli italiani sono più poveri non può essere tutta colpa di Prodi. Ma che Prodi, dopo aver tanto parlato, non sia riuscito a migliorare la situazione, anzi sia riuscito a peggiorarla, non c’è dubbio. Ai tempi di Berlusconi regnante dicevano che gli italiani restavano a bolletta all’inizio della quarta settimana. Adesso il panico comincia dopo tre settimane e mezzo. E non c’è neanche una Kim Basinger a consolarci.
Michele Brambilla