Con 30 euro Fiat spiazza i sindacati

nostro inviato a Maranello
La Fiat spiazza i sindacati. Questo è il senso dell'annuncio dato ieri dai vertici del gruppo che, in attesa del rinnovo del contratto di lavoro dei metalmeccanici (scaduto a giugno) hanno deciso di anticipare un aumento di 30 euro mensili lorde nelle buste paga. Un'iniziativa che riguarda tutti i 75mila dipendenti del gruppo e che avrà un costo aziendale di 3 milioni al mese (compreso il 40% del lordo che verrà assorbito dai contributi, per un costo unitario totale di 42 euro). L'aumento partirà da questo mese. La richiesta dei sindacati, a seconda dei livelli di specializzazione, va da 100 a 117 euro lordi di aumento.
L'idea dell'ad Sergio Marchionne e del presidente Luca di Montezemolo appare duplice: venire incontro agli operai e farlo proprio nel giorno in cui l'azienda annuncia i risultati trimestrali migliori della sua storia e alla vigilia dello sciopero di categoria del 30 ottobre, con manifestazione a Torino. Rendere difficile la vita alla componente sindacale meno aperta al dialogo. «Per l'importante contributo dei lavoratori della Fiat ai buoni risultati del gruppo - commenta Marchionne in una nota - abbiamo voluto dare un segnale di attenzione, andando incontro almeno parzialmente alle attese di miglioramento economico e cercando di ridurre i disagi di un eventuale protrarsi delle trattative». Secondo la Fiat, le trattative nazionali sono ferme su aspetti prevalentemente normativi piuttosto che economici e «non è stato fino a oggi individuato un percorso che possa portare a una rapida conclusione».
Ma il segnale forte è anche quello politico, perché arriva dalla maggiore azienda metalmeccanica nazionale (i cui operai sono gli unici ad aver respinto con forza il protocollo sul welfare), e perché a sostenerlo è il presidente anche della stessa Confindustria, Montezemolo. Che questa mossa ha studiato a lungo e che, in privato, ripete ai suoi come non sia un caso che il presidente della Fiat sia anche il leader degli industriali. Un messaggio che svela la perfetta coincidenza della linea aziendale-Fiat con quella della Confindustria, in chiave di rinnovamento dei rapporti con i lavoratori. Un «cambiamento culturale», come lo definisce Montezemolo, che segue l'impegno con il quale la sua Confindustria ha chiesto più di due anni fa agli imprenditori di rimboccarsi le maniche, ottenendo buoni risultati in termini di crescita e di export. Ora la richiesta viene girata al sindacato e si tratta di un'apertura che porti a riconoscere il merito. «La scelta della Fiat - ha detto ieri Montezemolo - è coerente con le riflessioni di Confindustria. Occorre superare le ritualità che da trent'anni caratterizzano i contratti».
Con le prime reazioni, il sindacato ha accusato il colpo. Il numero uno della Fim (Cisl), Giorgio Caprioli, ha parlato di «gesto molto grave che è contro il sindacato. Non si può nel mezzo della trattativa partire unilateralmente con un aumento peraltro molto modesto: è una mossa per convincere i lavoratori a non scioperare il 30». Mentre il segretario della Fiom torinese, Giorgio Airaudo, la pensa diversamente: «È un gesto che rompe il fronte padronale ed è un buon segno per i lavoratori della Fiat». I sindacati si sono però riuniti in serata per firmare un documento che invita a partecipare allo sciopero del 30.