Dopo 300 giorni la Juve esce dall’incubo

nostro inviato ad Arezzo

Il sottomaglia dei giocatori juventini, nato da un'idea del massaggiatore Franco Monetta e svelato al fischio finale di Rizzoli, è eloquente: «B...astA!!!». La B è cancellata e i caratteri della A ai tifosi stipati nella curvetta dell'impianto toscano sembrano addirittura più grandi. E sentire l'urlo «Juve-Juve» nel catino assolato di Arezzo riporta, seppur in piccolo, ai bei tempi passati.
Emblematico che il traguardo più atteso e prevedibile sia arrivato ieri, contro un allenatore che ha fatto parte della storia bianconera (quell'Antonio Conte che può vantare 13 anni di successi con i torinesi) e in uno stadiolo da meno di diecimila spettatori che simboleggia la provincia. Una realtà con la quale la Juventus si è dovuta confrontare da settembre e che ha saputo domare tra mille difficoltà. E con un mix di campioni e giovani, rivelatosi implacabile per le avversarie. «Delle quali bisogna avere rispetto, come abbiamo fatto per tutto l'anno», sottolinea l'amministratore delegato Blanc, che si sbilancia anche sul futuro: «Ho sempre detto che Descahmps farà parte del nostro progetto, che sarà di cinque anni». Un punto importante dal quale ripartire nella costruzione del gruppo per la serie A. Altrettanto significativo che nel giorno della festa, un commosso Cobolli Gigli rivolga il primo pensiero ai due Primavera tragicamente scomparsi qualche mese fa a Vinovo, Alessio Ferramosca e Riccardo Neri, prima di dedicare il successo ai fratelli Elkann. Così come fa Alex Del Piero, che ricorda anche il massaggiatore Romeo.
Sono piccoli momenti di riflessione in un pomeriggio dai festeggiamenti sobri, anche se sentiti. «Perché quando si vince, bisogna festeggiare», dice Deschamps. Il Purgatorio sportivo è finalmente finito, i bianconeri tagliano il traguardo della serie A con tre giornate di anticipo. Alzi la mano chi a inizio stagione pensava a un esito diverso di questo torneo, anche se la penalizzazione di nove punti poteva pesare come un macigno. Dieci mesi per cancellare la dura sentenza di Calciopoli: il record di punti in cadetteria ancora migliorabile (91 effettivi, 82 reali a causa della penalità), primo posto quasi matematico, miglior attacco con i venti gol di Alex Del Piero vicino al trono dei cannonieri.
Basterebbero questi dati per incorniciare il campionato della Juve. Iniziato con il pareggio di Rimini (per altro una delle possibili protagoniste degli spareggi); proseguito con lo sconto del Coni che ha tolto qualche punto di handicap dall'iniziale -17; inceppatosi con le due sconfitte di Mantova con i virgiliani e il Brescia («il momento più difficile e brutto dell'anno», evidenzia Chiellini) e il pareggio rocambolesco con l'Arezzo; praticamente messo in archivio con le vittorie su Napoli e Genoa.
Ieri l'atto finale nella fornace di Arezzo, con la cinquina forse anche troppo punitiva per i toscani. Che nel primo quarto d'ora dominano, complici anche le amnesie della difesa in particolare di un «distratto» Boumsong. Rischi per Buffon, quattro le occasioni mancate dai toscani, poi il guizzo di Marchisio che libera al tiro (vincente) Del Piero. Da lì inizia la cavalcata trionfale, con la prima doppietta da prof di Chiellini («l'ultima era stata in un Carrarese-Livorno del campionato Berretti»), l'ennesima doppietta stagionale di Del Piero e la volée di Trezeguet. Nemmeno il gol di Floro Flores, che sembra riaprire virtualmente il match, riesce a guastare la festa. Dopo 300 giorni di B, la serie A è finalmente realtà.