Dopo 35 anni torna un certo signor G

Dopo il debutto torinese dello scorso novembre e un mese di «tutto esaurito» tra Reggio Emilia, Firenze, Perugia, Trieste e Venezia, arriva questa sera alle 21 al teatro Modena, dove resterà in scena fino a sabato (domenica 13 sarà al teatro Cavour di Imperia), la nuova produzione del Teatro dell’Archivolto: diretto da Giorgio Gallione, Neri Marcoré è «Un certo signor G» in una rilettura dell’opera di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. A più di 35 anni di distanza («Il signor G» nasce nel 1970), lo spettacolo è un’esplorazione nel beffardo e paradossale mondo di questa maschera di uomo comune che si interroga, comicamente impotente, sul senso della propria vita, sempre sfiorata dal pericolo dell’imbecillità e del qualunquismo.
«Per questo ci siamo ispirati, anche stilisticamente, alle forme del teatro canzone - afferma il regista Giorgio Gallione - invenzione gaberiana continuamente perfezionata nel corso di vari spettacoli, geniale intreccio di monologhi e melologhi, musica e canzoni».
Marcoré è solo sul palcoscenico, nella scena disegnata da Guido Fiorato, accompagnato da due pianiste, nella magistrale elaborazione musicale, quasi concertistica, di Paolo Sivestri, per riscoprire un’opera da considerare un’invenzione senza tempo di scadenza, che tra ironia, malinconia, istanze civili e comico paradosso si interroga sui destini dell’uomo moderno. Un individuo che rischia di perdere i pezzi e che soffre, ci dice Gaber, dei mali più comuni e alla moda: nevrosi acuta, condizionamento totale, visione delle cose vicino allo zero. Una persona normale insomma.