«Il 35% di Generali è in mani italiane e lì dovrà restare»

Bernheim: «I fondi sovrani? Non vogliamo soci di passaggio. Da Mediobanca dimissioni nel 2009»

da Milano

Generali «deve restare una questione italiana, essere portabandiera dell’economia italiana in Europa e nel mondo, anche perché è controllata da azionisti italiani».
Così in un’intervista al quotidiano francese La Tribune il presidente Antoine Bernheim, per il quale «per quanto ne so, non ci sono massicci acquisti di azioni Generali da parte di fondi sovrani. Circa il 35% del capitale è in mani italiane come investimento di sicurezza. Sono molto contento che ci sia un azionista come Mediobanca che possiede il 15%, ma mi piacerebbe che ce ne fossero molti altri». Bernheim si chiede quale ruolo vogliano svolgere fondi sovrani o fondi di paesi emergenti che investano in una società e sottolinea che in Generali «vogliamo avere azionisti di lungo termine, non azionisti di passaggio».
Sulla strategia di crescita del Leone tramite acquisizioni negli Usa vista la debolezza del dollaro, Bernheim afferma che «mancano prede attraenti» negli Usa e «siamo già presenti in Cina, India, Argentina, Messico e Israele e in Europa occidentale e centrale. Mi dispiace non essere più in Brasile, ma spero che potremo ricostituire una posizione. Guardiamo inoltre alla possibilità di avere una piccola posizione nei paesi del Nord come Svezia e Norvegia», mentre in Russia «vorremo poter trovare un accordo con Deripaska per creare un’attività di assicurazione in Russia, dove il potenziale è enorme».
Quanto a progetti in Francia, Bernheim rileva che Generali «intende avviare una riorganizzazione importante di queste attività e rafforzarsi» nel Paese, mentre non esclude interesse in assoluto per Cnp.
Quanto al realizzare una grande acquisizione, il presidente del gruppo assicurativo italiano ritiene che sia necessario, prima, «trovare una preda adeguata e procedere di certo a un aumento di capitale». Il target di utile fissato da generali per il 2009 e formulato prima della crisi finanziaria - aggiunge - è inoltre «divenuto ancora più ambizioso tenuto conto della crisi finanziaria».
Parlando al quotidiano francese a cinque giorni dall’assemblea degli azionisti di sabato prossimo Bernheim indica che le nuove disposizioni della Banca d’Italia sulla governance finanziaria che lo obbligherebbero a lasciare l’incarico di vicepresidente di Mediobanca o quello di presidente di Generali «si applicheranno nel 2009. Sono in carica fino al 2010. Non prevedo di dare le dimissioni, ma se lo dovessi fare, lascerei Mediobanca, dove svolgo un ruolo molto modesto e nel cui consiglio ho due grandi amici, Vincent Bollorè e Tarak Ben Ammar e rapporti eccellenti con il presidente Cesare Geronzi».