«In 38 anni solo per otto volte siamo stati battuti dai rossoblù»

Tante proteste perché vivono nel timore

Caro dott. Lussana, Gorgia,uno dei maggiori rappresentanti greci della «sofistica» (corrente di pensiero del V secolo a.C.), ebbe a dire: «La parola è una potente signora che, pur dotata di un corpo piccolissimo ed invisibile, compie le opere più divine: può far cessare il timore, togliere il dolore, produrre la gioia ed accrescere la comprensione».
Ho sparato questa sussiegosa bordata di nozionismo culturale (ho fatto il classico quando ancora ci facevano un... mazzo così!) perchè tale massima mi è sovvenuta alla memoria di fronte al profluvio di parole che l'immarcescibile schiera dei genoani ha riversato e sta riversando su queste ed altre colonne. Analizziamo quindi il pensiero del vecchio Gorgia: è di tutta evidenza che il cosiddetto popolo genoano viva permanentemente nel timore. Infatti, dopo tutti i tormenti patiti dalla fine infausta dello scorso campionato, persistono nei dilemmi: ed ora, come andrà a finire? Quanti punti di penalità ci verranno ancora inflitti? Come si concluderà la vicenda di Preziosi? Comunque si consolino: anche Michelangelo fece le sue belle cappelle...! Pertanto ne consegue che molte parole dovrebbero far cessare il timore. Parimenti dicasi del dolore, che deve essere stato ed è tuttora incommensurabile tante e tali sono le parole che i fanatici «cugini» ci propinano senza pietà, senza posa e senza tregua. Solamente in siffatto modo riescono ad alleviare parzialmente le loro pene tentando peraltro di ribaltarle su di noi, veteroblucerchiati, che comunque in serie C non siamo mai finiti, che - conti alla mano - siamo molto più numerosi di loro (caro Lussana, a tal proposito La prego di consultare qualche «storico» della Sampdoria e, se non vado errato, scoprirà che dal 1947 ad oggi soltanto otto volte gli spettatori rossoblù hanno annualmente superato nel complesso quelli doriani) e che indossiamo con orgoglio smisurato una maglia semplicemente solare, tale da suscitare immediata simpatia anche negli avversari.
E veniamo alla gioia: soltanto colle parole riescono ad essere contenti, in quanto i fatti parlano tutt'altra lingua! Dicono: «Siamo i più forti,siamo i primi,siamo i più antichi tanto che a quei tempi i libri di storia non erano ancora stati scritti...».
Qualcuno si spinge ad affermare che sono anche i più belli, ma sarebbe opportuno che si dessero una guardatina intorno:non faccio nomi, ma Walter Nudo e Dado Tedeschi sono sampdoriani!
Ormai loro sono abituati a gioire così: praticamente masochisti perfetti. Ma tutte queste parole non fanno altro che accrescere la «comprensione» che noi, vituperati come tifosi ed accusati di avere la puzzetta sotto il naso, nutriamo nei loro confronti come è logico e naturale sia dei superiori cogli inferiori. Saremo supponenti, presuntuosi, fors'anche talvolta arroganti ma mai insolenti nè, violenti: d'altra parte noi siamo su, loro sono irrimediabilmente giù. Per concludere,comunque vadano le cose, cerchiamo di mantenere viva ed entro i limiti di una sana goliardia questa piacevole rivalità che, in fondo, è il pepe dello «sfottersi» civilmente quale è sempre stata la prerogativa di entrambe le tifoserie,non a caso più volte citate ad esempio per il loro corretto comportamento.
Quanti veri sportivi rimpiangono il «Derby di Marassi»! Però so soltanto io le «baccate», ovviamente metaforiche, che dovetti subire negli anni '50 quando frequentavo via Balbi 5, facoltà di giurisprudenza. Allora sì, eravamo veramente pochi ed il sottoscritto, ponentino D.o.c. ma genovese d'adozione, ero il «gabibbo» per eccellenza. Che anni indimenticabili, e quanti amici conobbi, di cui molti tuttora carissimi ancorchè col nevo rossoblu. Adesso cerco di rifarmi:e che vinca il migliore. Cioè noi!
Con rinnovata cordialità