Un 38enne (speciale) lancia un messaggio a tutti i suoi coetanei

Caro direttore,
sono un insegnante precario di musica e - tengo a precisare - non di sinistra. Ho seguito il suo consiglio, ho resistito e non sono scappato all'estero. Quest'anno, per via dei tagli (molto meno di quelli raccontati da certi giornali, per la verità), ho un piccolo spezzone di cattedra in una scuola media (a Castiadas, provincia di Cagliari) distante settanta chilometri da casa. Il viaggio non mi spaventa, sono abituato ai sacrifici. Visto che ho quasi trentotto anni (un bamboccione, per dirla alla Tommaso Padoa-Schioppa) e vorrei sposarmi il più presto possibile, sto facendo da anni una serie infinita di lavoretti. Dirigo due bande musicali, una corale, occasionalmente insegno in diverse scuole tramite dei progetti didattici, faccio delle serate musicali con due formazioni (una di swing e una itinerante di musica leggera). So che in periodo di crisi i soldi sono pochi, quindi devo raccogliere tutto ciò che trovo. Il tempo libero che ho a disposizione è sempre meno, non so cosa vuol dire giorno di ferie, però se non facessi così non avrei mai nessuna speranza di formare una famiglia (rigorosamente etero, formata da uomo, donna e, eventualmente, bambini). Vorrei portare un messaggio ai miei coetanei che sono nella mia stessa situazione: non mollare mai per nessun motivo, resistere, resistere, resistere.
P.s. Caro direttore, anche lei resista agli attacchi vigliacchi di certi personaggi. Ha il sostegno di tutti noi lettori.

Caro Elia, ma lo sa che lei è proprio un tipo strano? Cominciamo dall’inizio: è insegnante (e per di più precario) e non di sinistra. Ma come si permette? Non lo sa che per essere ben considerato in cattedra bisogna come minimo vantare una militanza storica nel Pci-Pds-Ds-Pd (meglio ancora se con qualche flirt in Rifondazione)? Non lo sa che dichiarandosi pubblicamente estraneo alla maggioranza rumorosa dei docenti di sinistra rischia di rimanere precario a vita? E di essere pure guardato un po’ storto dai suoi colleghi? E poi via, quella pretesa di sposarsi con una donna... Proprio una donna? Nemmeno un trans, un transgender, un gay dichiarato? Magari pretenderà pure il matrimonio in chiesa, con l’organo e la marcia nuziale di Schubert. Ma come si permette? Caro Elia non si rende conto che questa sua scelta familiare è completamente out, fuori moda, quasi come salire in cattedra senza tessera della Cgil? Del resto che lei sia un tipo particolare, un raro esempio di italiano che non circola molto sui giornali e nelle fiction tv, dentro i telegiornali e nei salotti chic, lo si capiva subito dalle prime righe della sua lettera, quando dice che non vuole emigrare all’estero. Ma come? Non lo sa che si usa così? Umberto Eco non le ha insegnato nulla? E questa mania di voler reagire alle difficoltà della crisi attraverso il lavoro? Ma è matto? Lavorare di più? Alzarsi presto? Fare 70 chilometri ogni mattina per insegnare? Senza darsi malati, almeno a giorni alterni? E, se c’è da fare, magari non tirarsi indietro nemmeno al sabato e alla domenica? Ma sì, scommetto che lei è uno di quelli che non considerano il «weekend sacro». Uno di quelli che quando comincia un lavoro per prima cosa non chiede: «Quando sono le ferie?». Uno che Prezzolini, insomma, avrebbe qualificato come fesso. Ma io credo che fra i lettori del Giornale ce ne siano tanti che si sentiranno in sintonia con lei, caro Elia. E credo anche che la maggioranza degli italiani si senta iscritta di diritto nella sua categoria, quella dei fessi. Magari anche stanchi di stare lì. E allora avanti, teniamoci stretti. Altro che andare all’estero: prima c’è ancora qualche vigliacco da smascherare. E un Paese da cambiare...