-4 alle Olimpiadi

Il Papa: «Le Olimpiadi siano un esempio di convivenza»
Da Bressanone, dov’è in vacanza, il pontefice durante l’Angelus ha rivolto un pensiero a Olimpiadi e atleti. «Siano un valido esempio di convivenza nel rispetto della comune dignità - ha detto -. Seguo con profonda simpatia questo grande incontro sportivo, il più importante e atteso a livello mondiale e mi auguro che lo sport possa ancora una volta essere pegno di fraternità e di pace tra i popoli».
I cinesi pronti a bloccare la pioggia sull’inaugurazione
Per impedire il brutto tempo sui Giochi gli scienziati cinesi hanno messo a punto due diverse tecniche: la prima consisterebbe nel colpire le nuvole con degli agenti chimici prima che arrivino su Pechino, in modo da far scendere la pioggia fuori città; l’altra, invece, prevede di raffreddarle in modo che le gocce d’acqua siano più piccole. «Stiamo studiando degli interventi» si sono limitati a dire i portavoce cinesi. La grande paura dei cinesi è che i torrenziali temporali estivi che abitualmente colpiscono la capitale si facciano vivi la sera dell’inaugurazione, venerdì: lo stadio «Nido d’Uccello», che farà da sfondo alla cerimonia d’apertura, non ha un tetto e la pioggia rischierebbe di rovinare i piani del governo di Pechino.
La fiaccola nello Sichuan devastato dal terremoto
La torcia olimpica è arrivata ieri nello Sichuan, la provincia meridionale cinese devastata a maggio da un terremoto. La fiamma, portata da 189 tedofori, ha percorso la città di Guangan, che diede i natali al defunto leader Deng Xiaoping. Domani sarà la volta di altre due città colpite dal sisma: Leshan e il capoluogo Chengdu. Il 6 agosto la fiaccola sarà sulla piazza Tienanmen e il 7 sulla Grande Muraglia. L’8 agosto farà il suo ingresso alla cerimonia di apertura.
La protesta di Taiwan: «Perché chiamarci Taipei?»
Quella di Taiwan è una delegazione piccola, composta in tutto da 80 atleti che ha i suoi punti di forza nel Taekwondo, nel tiro con l’arco, nel sollevamento pesi e, naturalmente, nel ping pong. Ma è anche una delegazione agguerrita e offesa da come i cinesi si sono - prevedibilmente - ostinati a chiamarli. Ovvero, «Chinese Taipei», dando per scontata l’appartenenza dell’isola (ultimo rifugio dei nazionalisti dopo la rivoluzione comunista) alla Repubblica popolare. Il presidente taiwanese Ma Ying-jeou ha dovuto minacciare il boicottaggio delle Olimpiadi per ottenere che «Chinese Taipei» venisse tradotta in cinese «Zhonghua Taibei». Problema risolto? Niente affatto, perché la polemica si è subito spostata sull’ordine di sfilata: «Taipei» sfila sempre davanti alla Thailandia. Nell’ordine che deriva dall’alfabeto cinese, invece, si ritrova tra Giappone e Repubblica Centroafricana. Può sembrare una questione di lana caprina, ma i delegati a Pechino chiariscono: «Deve essere chiaro che siamo taiwanesi». E anche senza dirlo, è chiaro che intendono «e non cinesi».