«Una 4 giorni a Pontida per scrivere il manifesto del federalismo fiscale»

Calderoli: «A gennaio la bozza agli alleati, sarà il nostro punto fermo. Sulla Tav ha sbagliato Lunardi a non dialogare subito»

Adalberto Signore

da Roma

Ministro Calderoli, neanche un mese fa la Lega è riuscita a portare a casa la riforma federale. C’è ancora l’ostacolo del referendum confermativo, certo. Ma non c’è il rischio che proprio a pochi mesi dall’appuntamento elettorale il Carroccio perda una dei suoi cavalli di battaglia, una delle sue ragion d’essere?
«Ci mancherebbe altro. Il federalismo costituzionale è solo il primo atto di un progetto che è ben lontano dall’essere completato. Il prossimo passo, sul quale stiamo già lavorando, è il federalismo fiscale che è la benzina della riforma che abbiamo appena approvato. È assolutamente necessario, infatti, spostare una quota delle spese dal centro alle autonomie locali per poter finalmente responsabilizzare gli amministratori. Finché i cittadini continueranno a pagare tributi senza che vi sia alcun legame tra entrate e uscite, non potranno valutare la qualità dei servizi che gli vengono offerti».
C’è chi dice che il federalismo fiscale penalizzerà le regioni meno ricche.
«È un rischio che non esiste. È chiaro che si stabiliranno dei livelli di servizi minimi, eppoi c’è l’articolo 119 della Costituzione che prevede un fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale per abitante. Quello che si vuole combattere con il federalismo fiscale, invece, è che la Regione Campania abbia 10mila dipendenti pubblici contro i 3.800 della Lombardia. Anzi, più che combatterlo si vuole far sì - per seguire sull’esempio fatto - che se la Campania vuole continuare ad avere 10mila dipendenti il governatore della Regione se ne faccia carico e reperisca i fondi necessari».
State già lavorando su una bozza da presentare agli alleati?
«Se ne stanno occupando Giorgetti, Pagliarini e Molgora, insomma i nostri economisti. Poi, a fine anno i vertici della Lega si riuniranno per tre o quattro giorni a Pontida e elaboreranno la proposta da presentare agli alleati a inizio gennaio. Il sostegno al referendum confermativo sul federalismo costituzionale e il federalismo fiscale saranno i presupposti su cui baseremo la nostra alleanza con la Casa delle libertà».
Sull’esito del referendum confermativo è ottimista?
«Credo che con un’adeguata campagna di comunicazione che faccia capire ai cittadini i vantaggi di questa riforma ce la si possa tranquillamente fare. Eppoi, il fatto che non si vada a sovrapporre alle elezioni dovrebbe spogliarlo da quella valenza politica che rischia di distorcene il giudizio».
Ma se la Casa delle libertà dovesse perdere le elezioni, la Lega potrebbe cercare sponda nell’Unione in vista del referendum?
«Fatte le elezioni si potrà finalmente giudicare la riforma per quello che davvero è, qualunque degli schieramenti vinca».
Ministro, sulla questione Tav è soddisfatto di come si è mosso il governo?
«Mi sembra che in questi ultimi giorni, con il tavolo istituzionale e il potenziamento dell’Osservatorio, si sia fatto un buon lavoro. Certo, è curioso che il centrosinistra cavalchi la protesta, visto che la delibera del Tav è del 2001 a firma Pierluigi Bersani».
Per la Lega, però, non è stato facile spiegare ai suoi elettori la bontà di un progetto che nella Valle di Susa viene percepito come imposto da Roma.
«Io sono convinto che la Tav sia un’infrastruttura necessaria e credo che ora sia stato finalmente fatto tutto il necessario per garantire la sicurezza dei cittadini. L’errore è stata la mancanza di dialogo con gli amministratori locali».
Da parte di chi?
«Io parlo di quello che conosco. Sulla Milano-Torino o sulla Milano-Bergamo, che sono due autostrade dove si ampliano continuamente le corsie, non c’è mai uno straccio di cartello. Una roba tipo “Scusate per l’inconveniente, stiamo lavorando per voi”. Io l’ho detto a Lunardi che quelle due sole indicazioni che ci sono non bastano, ma non è cambiato nulla. Se la comunicazione è mancata lì, allora presumo sia mancata anche sulla Tav».
Negli ultimi giorni si è ricominciato a parlare del presunto corteggiamento di Berlusconi a Mastella. Per la Lega sarebbe un problema un suo ingresso nella Casa delle libertà?
«Il problema è Mastella, che non sa mai se sta da una parte o dall’altra. Credo semplicemente che siano i soliti rumors preelettorali, anzi magari è proprio lo stesso Mastella a metterli in circolazione per alzare il prezzo con gli alleati».
Si è riaperto il dibattito sulla 194. Secondo lei la legge sull’aborto andrebbe modificata?
«La 194 va bene così com’è. Credo che la stragrande maggioranza delle donne che abortiscono lo facciano con molta sofferenza. Il problema, in realtà, è a monte. È il posto di lavoro, la casa. Sono queste, molto spesso, la ragioni per cui si decide di abortire: perché non si è oggettivamente in condizione di mantenere un figlio».