«4400», FANTASCIENZA DI SERIE B

Una volta, quando la tv non presentava la ricchezza di offerte di oggi, era buona regola far precedere ogni puntata degli «sceneggiati» (che ora sono diventati «fiction») da un breve riassunto della storia e dei suoi sviluppi. L'espediente dovrebbe essere riproposto in un periodo attuale dove le serie televisive di ogni specie e intreccio si accavallano nei palinsesti, e il pubblico che si imbatte in telefilm di vario tipo si trova senza un minimo di informazione e di guida, non bastassero gli spostamenti improvvisi di messa in onda e il frequente mancato rispetto della consequenzialità temporale (e quindi logica) delle puntate. Non si può pretendere che lo spettatore comune sia al corrente di cosa passa in video, né ci si può poi lamentare della scarsa audience di certe serie televisive se i programmisti non si incaricano di farcele seguire con un minimo di cognizione di causa. Una serie che avrebbe particolare bisogno di essere introdotta al pubblico è ad esempio The 4400 (domenica su Raidue, ore 21), il cui soggetto fantascientifico è intrigante ma rischia di rimanere nebuloso per uno spettatore che si fosse perso l'inizio e si imbattesse ora negli episodi della seconda stagione: «Negli ultimi 60 anni, 4400 persone sono state rapite. Tutti sono ritornati, senza alcun ricordo di dove fossero stati. Non sono invecchiati di un solo giorno e qualcuno è tornato con nuove abilità e poteri. Tutti stanno provando a ricollegarsi con una vita interrotta. Non sono una minaccia, sono la salvezza. Il mondo dovrà venire a patti con loro». Per monitorare i 4400 viene creata un'agenzia federale apposita chiamata Ntac, capitanata dagli agenti Tom Baldwin (Joel Gretsch) e Diana Skouris (Jacqueline McKenzie) che affronta, caso per caso, i difficili problemi di reinserimento degli ex rapiti, che erano stati catturati da esseri umani che vivono nel futuro e che li hanno rispediti sulla Terra per salvare l'umanità. The 4400, pur essendo stato paragonato ad alcuni capisaldi della produzione fantascientifica televisiva come X Files, ne è una sorta di parente povero non tanto sotto il profilo dello sviluppo narrativo (anche se gli sceneggiatori faticano a tenere insieme il piano investigativo con quello filosofico-esistenziale, con esiti talvolta farraginosi), ma per lo scarso appeal dei due protagonisti, incapaci di creare attorno a loro un autentico alone di fascino e di mistero, anche riguardo al rapporto personale troppo monocorde. Girato con una visibile povertà di mezzi, privo di effetti speciali cui ormai questo tipo di telefilm ci aveva abituati, The 4400 è un buon prodotto di «seconda fascia» nel genere-fantascienza, cui manca sempre il colpo di classe per poter aspirare alla serie A.