«48 ore» nella Genova che non c’è

«Ahò», con l’accento forte sulla «o». Alla romana. Claudio Amendola lo ripeterà come da posologia, venti volte a puntata, prima e dopo gli spot. E qui un fondo di verità nella fiction «48 ore» almeno c’è. A patto che la sceneggiatura sia un po’ vecchiotta, di qualche anno fa almeno. Perché «ahò», dal capo della sezione catturandi della questura di Genova, lo si è anche sentito dire. Almeno finché c’era una sezione catturandi. Almeno finché un vice questore romano aveva la responsabilità di andare a caccia di ricercati, evasi e primule rosse varie che bazzicavano a Genova e dintorni.
Poi, per il resto, la fiction è proprio finta, anzi falsa. Sugli schermi di Canale 5 da martedì, non poteva certo portare in tv storie vere (anche se negli archivi della «catturandi» qualche aneddoto gustoso cui ispirarsi c’era pure). Ma almeno poteva provare a basarsi su qualcosa di concreto. Invece no. È ambientata a Genova, dove in questura una sezione catturandi neppure esiste più. (...)