Il 5% delle famiglie non ha i soldi per mangiare

L'Abi lancia l'allarme: il pil italiano
diminuirà dello 0,3% nel 2008 e dello 0,8% nel 2009. Solo per il 2010 è prevista una crescita dello 0,7%. L'Istat: &quot;Il 50% delle famiglie ha un reddito sotto i 2mila euro al mese&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=316417">Quasi 2 milioni di italiani salteranno il pranzo di Natale</a></strong>. Maggiori difficoltà per chi ha figli<br />

Roma - Si fanno sentire in modo pronunciato anche in Italia gli effetti del ciclo recessivo in atto per via della crisi dei mercati internazionali: tra i vari segnali la flessione della produzione industriale, il peggioramento di tutti gli indicatori di fiducia, l’evidenza delle debolezze strutturali del paese. Il biennio 2008-2009 registrerà, infatti, una variazione negativa del Pil pari a -0,3 e -0,8%. I primi segnali di ripresa si vedranno dal 2010 con un +0,7%, ma comunque sotto il livello potenziale e sotto il livello previsto per l’area euro. Le banche italiane stanno reggendo relativamente bene alla crisi d’oltreoceano con una forte tenuta rispetto agli altri paesi avanzati. Per le imprese, quindi, nessun credit crunch anche a fronte di un inevitabile calo degli investimenti e della domanda di credito. Sono queste le previsioni 2009-2010 del mondo del credito e della finanza, presentate oggi dall’Abi e contenute nel Rapporto Afo Financial Outlook.

Le prospettive dell'Abi La congiuntura della finanza pubblica - spiga l’Abi - comincia a segnalare il tradizionale peggioramento che inevitabilmente accompagna i periodi di difficoltà produttiva e il conseguente calo delle basi imponibili. Riguardo le prospettive, il rapporto deficit/Pil si situerà intorno al 2,6% nell’anno in corso e supererà nel 2009, anche se di poco, i limiti di Maastricht. Un rientro al 2,9% dovrebbe aversi l’anno successivo. In tale contesto, per un previsto lieve inasprimento del rapporto interessi/pil, si determinerebbe un deterioramento dell’avanzo primario: pari nel 2007 al 3,1% esso dovrebbe situarsi quest’anno intorno al 2,5%, flettere al 2,1% nel 2009 e cominciare a risalire nel 2010 al 2,3%. La conseguenza di queste tendenze influirebbero negativamente sul rapporto debito/pil che tornerebbe a crescere per due anni (2008 e 2009), per poi scendere di nuovo a partire dal 2010. Le prospettive degli investimenti, nell’ambito della domanda interna, appaiono assai negative. Per la prima volta da molto tempo tutte le componenti degli investimenti fissi lordi sono stati in calo tra luglio e settembre. Particolarmente marcata (3,5%) è stata la caduta di quelli in macchinari e attrezzature a cui si aggiunge la recessione delle costruzioni che rappresentano circa la metà degli investimenti complessivi. Si evidenzia, dunque, una revisione al ribasso delle scelte di investimento, che incidono inevitabilmente sulla stessa domanda di credito: nonostante il declinante costo del denaro le prospettive non positive della domanda e l’intonazione della fiducia delle imprese non consentirà performance significative. L’anno in corso potrebbe chiudersi con una caduta media annua dell’1,3% che diverrebbe poi del 3% sul 2009. Un recupero, comunque modesto (+0,2%), potrebbe aversi nel 2010. 

La crisi colpisce le famiglie A fine 2007 è salito dal 4,2% al 5,3% il numero delle famiglie che ha dichiarato di avere avuto nel corso dell’anno "momenti con insufficienti risorse per l’acquisto di cibo". Emerge dall’indagine dell’Istat sulla distribuzione del reddito e le condizioni di vita in Italia. Sale dal 14,6 al 15,4% il numero delle famiglie che ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese. L’Istat rileva "segnali di disagio particolarmente marcati" al sud e nelle isole, ed in particolare in Sicilia dove sale al 10,1% il numero di famiglie con problemi di risorse per il cibo. Nel 2006 il 50% delle famiglie ha avuto un reddito inferiore a 1.924 euro al mese, una valore in aumento del 2,8% rispetto all’anno precedente, più dell’inflazione che era aumentata del 2,1%. Il reddito netto familiare è inferiore al dato nazionale in tutte le regioni meridionali ed insulari. Mentre l’indagine conferma la forte diseguaglianza nella distribuzione del reddito registrata negli anni precedenti, non solo tra le famiglie del nord e sud, ma anche nel meridione dove è confermato un forte divario tra famiglie povere e ricche.

Peggioramento Tutti gli indicatori rilevati dall’Istat, nell’indagine annuale su un campione di 28mila famiglie, mostrano un peggioramento delle condizioni di vita delle famiglie a fine 2007. Già prima, quindi, della crisi economica, per gli esperti dell’istituto di statistica, le famiglie hanno iniziato a vivere una "fase particolarmente critica". Condizioni di difficoltà che riguardano in particolare i nuclei familiari con tre o più figli, gli anziani soli soprattutto se donne, e le famiglie mono-genitore in particolare per le donne sole divorziate o vedove. Il 32,9% delle famiglie ha dichiarato di non essere in grado di far fronte ad una spesa imprevista di 700 euro. Sale dal 10,4% al 10,7% la quota di famiglie che ha avuto difficoltà nel riscaldare adeguatamente la propria abitazione. L’Istat giudica "non trascurabili" le percentuali di famiglie che hanno registrato difficoltà relative a beni di prima necessità: oltre al dato sugli alimentari, è salito dal 10,4% all’11,1% la quota di famiglie che nel corso del 2007 ha avuto momenti con insufficienti risorse per le spese mediche, mentre sale dal 16,8 al 16,9% il numero di famiglie che ha avuto difficoltà per l’acquisto di abiti necessari. Al sud e nelle isole l’Istat registra "segnali di disagio particolarmente marcati rispetto al resto del paese" con il 22% delle famiglie che "arriva con grande difficoltà alla fine del mese" e il 46,4% che "dichiara di non poter far fronte ad una spesa imprevista di 700 euro". I disagi maggiori in Sicilia, Campania, Calabria e Puglia. Al nord la regione fanalino di coda è il Piemonte mentre al centro è il Lazio. Nel 2007 il 18,5% delle famiglie monoreddito ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese mentre "le famiglie che possono contare su un reddito autonomo come fonte principale sono quelle che riportano meno frequentemente situazioni di difficoltà". La famiglia tipo che presenta minori difficoltà economiche è quella senza figli: è dell’11,2% la quota che ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà a fine mese.