«Con il 51% dei consensi non si scioglie la Quercia»


Agguerriti, sul piede di guerra, quasi contenti dopo il Consiglio nazionale dei Ds, che è stato il primo passo verso quello che potrebbe essere l’ultimo congresso dei Ds. Carlo Leoni, vicepresidente della Camera - uno dei leader del Correntone - spiega perché la «minoranza» non si sente affatto tale.
Onorevole Leoni, lei sa cosa dicono di voi? Fate una «battaglia di bandiera» senza possibilità di vittoria.
«E chi lo dice? Noi siamo in corsa per vincere, punto».
È impossibile vincere contro un segretario, e lei lo sa.
«Non è vero anzi: in realtà noi abbiamo due modi per vincere, loro uno solo».
Questa ce la deve spiegare: sta dicendo che voi avete due risultati utili e loro uno solo?
«Certo».
E perché?
«Il segretario e chi con lui condivide la proposta di scioglimento devono conquistare una maggioranza ampia, da soli. Noi possiamo vincere da soli, ma anche fermare il processo se insieme ai compagni della mozione Angius-Caldarola arrivassimo al 40%».
Sta dicendo che avreste un «potere di veto» superiore al vostro peso politico?
«Sto dicendo che è politicamente impossibile sciogliere i Ds con il 51% dei voti!».
Lei dice «sciogliere», ma sa che Fassino si arrabbia.
«Sì, e non solo lui. Ma francamente non so quale acrobazia lessicale può mutare questo dato di fatto: loro vogliono fare un partito nuovo, quello Democratico, entro il 2009. Quindi i Ds non esisteranno più. Che verbo dovremmo usare allora?».
Lei ha sostenuto la svolta di Occhetto, anche in quel caso vi accusavano di voler «sciogliere» il Pci. Non la stupisce?
«Affatto, il termine era giusto in quel caso. Noi non ci siamo coperti dietro le parole: volevamo sciogliere il Pci, e lo abbiamo fatto, dando vita ai Ds».
Sta dicendo che Fassino e quelli che lo sostengono stanno annacquando la loro svolta per motivi «tattici»?
«Magari! Io credo che purtroppo fra loro ci siano incertezze e dubbi su cosa fare».
Per voi c’è l’accusa più classica: scissionismo.
«È una polemica assurda. Scusi, ma se i Ds non esisteranno più perché loro fanno un altro partito, come potrebbero subire una scissione?».
Sta dicendo che lei si sentirà libero di fare «altro»?
«Non io: tutti gli iscritti, una volta finiti i Ds, saranno liberi di fare quel che credono».
Lei però sa già che farà un altro partito?
«Io so già che potrei vincere il congresso perché tra i nostri iscritti sono pochissimi quelli che vogliono fare un salto nel buio, senza nemmeno sapere in che famiglia europea saremo».
Fassino vi ha risposto.
«Dice che chiederà alla Margherita di entrare nel Pse...».
È una vostra richiesta.
(Sorriso) «Peccato che quelli della Margherita lo abbiano detto in tutte le salse! “Noi non entreremo mai nel Pse”. Che altro dovrebbero fare?».
Un vorrei-ma-non-posso?
«Solo un non-posso, direi».
Cosa l’ha soddisfatta oggi?
«È positivo che l’iter congressuale sia avviato: gli iscritti, finalmente, recuperano la loro possibilità di decidere».
Così pare un referendum.
«Un atto di sovranità, direi: i partiti non appartengono a quelli che transitoriamente li governano».
Lei è molto duro...
«Fassino non ha chiarito, neanche ieri, se questo sarà l’ultimo o il penultimo congresso dei Ds. Ma i nostri militanti non sono gente che ha bisogno di farsi addolcire la pillola».
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