Il 52% degli americani non rieleggerebbe Obama

Sondaggio choc della CNN: oggi solo il 44% degli elettori si dice pronto a rimandarlo alla Casa Bianca. E i democratici sono in crisi nera

Sondaggio shock della Cnn: secondo il 52 per cento degli americani il presidente Barack Obama non merita la rielezione nel 2012. Quarantaquattro americani su cento si sono detti pronti a confermare Obama per il secondo mandato, meno della leggera maggioranza che invece è pronta a mandare qualcun altro alla Casa Bianca.
Il divario 52 a 44 è stato riscontrato sia tra la popolazione in generale che tra gli americani registrati al voto, un campione considerato in genere più affidabile per valutare gli umori dell'elettorato. Lo stesso presidente nei giorni scorsi aveva detto che avrebbe preferito essere ricordato per un solo mandato buono che per due mandati cattivi.
I numeri sulla rielezione sono più negativi per Obama rispetto agli indici di approvazione e disapprovazione: il 49 per cento degli interpellati ha detto alla Cnn che promuove l'operato del presidente mentre 50 su cento disapprovano.
Secondo la Cnn uno dei problemi di Obama è che la middle class non si identifica con lui: solo il 4 per cento degli americani si autodefinisce ricco, ma il 45 per cento pensa che Obama lo sia, il 3 per cento in più di quanti lo ritengono anche lui parte del ceto medio.
I numeri poco incoraggianti per Obama coincidono con un'analisi della rivista online Politico sulle prospettive elettorali in vista del voto di mid-term. Secondo il giornale, la geografia politica degli Stati Uniti che il presidente aveva radicalmente cambiato portando a votare democratico stati incerti o repubblicani si sta riallineando con gli schemi del passato.
Nel novembre 2008 Obama aveva spezzato il ruolo decisivo di Florida e Ohio nella scelta del prossimo presidente e messo in difensiva i repubblicani in stati dati fino ad allora per solidi come Indiana, North Carolina e Virginia e in alcuni stati del West. Oggi però, in vista del voto di metà mandato in questi stessi stati, candidati democratici al Senato, alla Camera e nei posti da governatore sono improvvisamente in pericolo e potrebbero perdere. «Questo lascia pensare che lo scenario di un riallineamento democratico dell'America dato per scontato nel 2008 era quantomeno prematuro», ha scritto Politico.