Con 570 milioni Unicredit supera l’ostacolo «recessi»

da Milano

Alessandro Profumo supera l’ultimo «esame» finanziario per fare confluire Capitalia nella grande Unicredit. Isvap e Antitrust devono ancora chiudere il fascicolo sulla nascita della superbanca, ma da ieri Piazza Cordusio è certa di aver evitato che il diritto di recesso nelle mani dei soci Capitalia si risolvesse in un boomerang.
A conti fatti gli azionisti che si sono chiamati fuori dalle nozze sono pari al 3,12% di Capitalia: Profumo per «liquidarli» dovrà affrontare un esborso da 570,6 milioni ma la stessa Unicredit ha già definito «limitato» tale ammontare leggendolo come una «conferma del giudizio positivo» degli azionisti romani sul supergruppo e le sue prospettive. Il recesso, legato alla clausola dello statuto di Piazza Cordusio che blocca al 5% i diritti di voto, era infatti reclamabile da tutti i soci Capitalia che si sono astenuti o non hanno partecipato all’assemblea di fine luglio per il matrimonio. Più o meno il 59% del capitale con potenziali ricadute miliardarie sul bilancio di Milano, malgrado la fusione fosse stata approvata dalla larghissima maggioranza degli azionisti presenti, a partire da quelli legati nel patto di sindacato. Immediata la reazione allo scampato pericolo da parte di Piazza Affari, dove Unicredit e Capitalia hanno chiuso entrambe in progresso dell’1,5% (rispettivamente a 6,19 euro e 6,9 euro) mentre gli analisti rifacevano i conti del recesso sui conti della superbanca: 10 punti base sul core tier 1 secondo l’agenzia Radiocor. Tanto che, malgrado la decisione spetti al consiglio di amministrazione in agenda il 18 settembre, nelle sale operative si scommette che Milano rinuncerà all’assemblea straordinaria con cui avrebbe potuto adattare il proprio statuto a quello di Capitalia neutralizzando il recesso laddove questo fosse divenuto ingestibile. Una soluzione da subito considerata estrema da Profumo malgrado per settimane la corsa alle vendite provocata dalla crisi dei mutui subprime Usa avesse aumentato la convenienza della liquidazione. Oltre ai piccoli risparmiatori alcuni istituzionali hanno deciso di smobilizzare ma va considerato che ai fondi di investimento faceva capo quasi il 25% di Capitalia e che, visto il concambio, ancora ieri la forbice rimaneva a favore del gruppo romano per cui Unicredit offre 7,015 euro.
La strada era, invece, comunque sbarrata per tutto l’ex patto di sindacato ma, visti i risultati, ha mantenuto le proprie posizioni anche la Cassa di Risparmio di Roma che si era astenuta sulle nozze confermando il proprio atteggiamento di freddezza rispetto all’impronta di Cesare Geronzi. A questo punto l’attenzione si sposta alla pratica dell’Antitrust che attende le deduzioni dell’Isvap per porre i propri vincoli alla fusione con le relative ripercussioni sulla rete e sui rapporti con Generali. Anche su questo fronte, tuttavia, dopo i segnali di distensione lanciati da Profumo, si attendono tempi brevi.