Con la 600 gli italiani diventarono automobilisti

Il 9 marzo 1955 la Fiat presentò al salone dell'auto di Ginevra il suo ultimo modello di utilitaria. Fu un successo enorne. Nei 14 anni di produzione ne vennero venduti oltre 5 milioni, compresa la versione "Spiaggina" e "Multipla", con cui l'azienda anticipò di decenni il concetto di monovolume

Come utilitaria se l'è dovuta vedere con veri miti come la Due Cavalli, la Mini Minor, la R4, ma alla fine anche l'umile Fiat 600 se l'è cavata niente male. Dal 9 marzo del 1955, presentazione ufficiale al Salone di Ginevra, al 1969, data di quiescenza, ne vennero sfornate poco meno di 5 milioni, nel modello base, più altre 170.mila nella versione da lavoro «Multipla» e da tempo libero «Spiaggina». Un successo confermato dalle sue apparizioni al cinema: è la prima vettura che si potranno permettere il «Medico della Mutua» e il «mostro» Tognazzi.

La sua storia ha radici lontane, risalenti nientemeno che al 1930 quando Benito Mussolini convocò Giovanni Agnelli: «Anche gli italiani hanno diritto alla quattro ruote, mi prepari un esemplare che non costi più di 5mila lire». Proposta forse demagogica, ma un'utilitaria era ritenuta indespensabile per rafforzare il regime. Idea del resto ripresa qualche anno dopo da Adolf Hitler che impose a Ferdinand Porsche una vettura da mille marchi. E se la richiesta del Fuhrer in Germania porterà alla «macchina del popolo», Volkswagen in tedesco, in Italia determinerà la nascita della Fiat 500 subito ribatezzata per il suo muso particolare, «Topolino». Il costo non rimase nei limiti richiesti dal Duce, arrivando a 8.900 lire, venti stipendi di un operaio specializzato, ma quando fu cessata la produzione nel 1955, ne erano stati venduti mezzo milione di esemplari. Un discreto successo per un Paese che negli anni Trenta aveva un circolante di poco più di 200mila automezzi.

Nel dopoguerra la Fiat dunque cominciò a studiare un modello che sostituisse la Topolino come «macchina del popolo» e nel 1951 era già stato messo a punto l'impostazione della carrozzeria: lunghezza di 3,2 metri, larghezza 1,3, altezza 1,4. Ci vorranno tuttavia altri quattro anni prima che venisse definita anche la motorizzazione, un 633 centimetri cubici, «arrotondati» per comodità di linguaggio a 600. Il modello fu presentato al salone dell'auto di Ginevra il 9 marzo 1955 e incontrò immediatamente i favori del pubblico. Quattro comodi posti, 90 chilometri all'ora, meno di sei litri di benzina ogni 100 chilometri, portiere controvento, vetri scorrevoli lateralmente, frecce mobili sui parafanghi. Un modello preistorico a guardarlo adesso, ma con cadenza quasi biennale, verranno poi introdotte migliorie e modifiche.

Nel 1957 vennero adottati i finistrini azionati a manovella, nel 1959 le vecchie frecce sostituite da lampeggianti, la velocità saliva a 100 chilometri all'ora, per arrivare poi a 110 nel 1960. Mentre solo nel 1964 le cerniere delle portiere passeranno da posteriori ad anteriori. Per tenere il ritmo delle tantissime richieste, la Fiat 600 verrà avviato un piano per produrla all'estero direttamente o «su licenza»: in Spagna dalla Seat, in Germania dalla Neckar, in Yugoslavia dalla Zastava, in Argentina e Cile dalla Fiat. Il successo del modello trova puntuale conferma nella sua apparizione cinematografiche. In un episodio dei «Mostri» del 1963, Ugo Tognazzi, padre di famiglia piccolo borghese, dopo aver acquistato la vetturetta, va a «bagnarla» caricando una prostituta. E sarà una 600 anche la prima macchina, dopo aver abbandonato la vetusta Lambretta, del dottor Guido Tersilli il famoso «Medico della mutua» interpretato da Alberto Sodri nel 1968.

Ma alla Fiat non si stava con le mani in mano. Già nel 1956 la fabbrica torinese aveva messo in strada un esemplare rivoluzionario, la «Multipla», anticipando di decenni in concetto di monovolume. Più lunga, alta e larga del modello «base» sarà in grado di ospitare comodamente sei persone con in più un ampio bagliaio. Diventerà la vettura ideale per i tassisti, nella famosa versione bicolore nero e verde, soprattutto nel seconda serie, con motore 767 centimetri cubici. Anche questo modello ebbe un notevole successo e quando nel 1967 venne cessata la produzione, dagli stabilimenti erano usciti 170mila esemplari. Mentre dal 1965 al 1974 verrà relizzato il «Savio Jungla» o «Spiaggina», una sorta di piccola campagnola, che anticiperà di tre anni la «Meari», storica evoluzione della Due Cavalli. Arrivata forse in anticipo sui tempi, si fermo a 3.200 esemplari.

Ma ormai siamo alla fine degli anni Sessanta, la Fiat vuole sostituire la vecchia 600 con un modello più moderno e spazioso, la 850. Mentre dall'altra parte impazza la «sorella minore», la 500: più piccola, più economica, più parca nei consumi. Durerà, nella varie versioni, fino al 1975, vendendo 4.250.000 esemplari, senza tuttavia eguagliare il record della «sorella maggiore» che alla fine superare, con la versione Multipla e Spiaggina, i 5 milioni. Posizionandosi ai primi posti nell'elenco delle utilitarie più vendute al mondo insieme alla Citroen 2CV, oltre 5 milioni, la Mini Minor, 5 milioni e mezzo, e la Renaul R4, oltre 8 milioni.

Commenti
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dbell56

Ven, 07/03/2014 - 18:55

L'aveva il mio papà. Acquistata nel '57, era di colore bianco. Tra i tanti, ricordo un viaggio molto particolare. Mio padre lavorava come cassiere al Banco di Santo Spirito in un bel paese in provincia di Viterbo, per esattezza a Soriano nel Cimino. La banca organizzava ogni Epifania a Roma al Palazzo dei Congressi all'Eur la befana per i figli dei dipendenti. Era molto divertente. Altri tempi, dove al centro di tutto c'era ancora la persona umana! Ebbene durante il viaggio proprio in curva, l'auto, causa una lastra di ghiaccio, sbandò facendo una piroetta su se stessa, fermandoci per fortuna al centro della strada senza che nessuno passasse in quel mentre. Ci impaurimmo un po' tutti, io mia sorella e mia madre ma il mio papà mantenne una freddezza eccezionale e tenendo saldamente il volante della nostra 600, con un ottimo controsterzo mantenne appunto l'auto in assetto, auto che mostrò comunque di avere dei contenuti tecni molto buoni per l'epoca e per il prezzo che aveva. Ah!! Che ricordi. Quanto mi piacerebbe rivivere quei tempi in cui c'era un fermento incredibile nelle persone e la voglia di risollevarsi per uscire definitivamente dalle bruttezze della guerra che attraverso i ruderi ancora esistenti stava lì ad ammonirci di non scordarci delle sue tremende e nefaste conseguenze.

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dbell56

Ven, 07/03/2014 - 18:59

Ah, ho dimenticare di dire che era il 6 gennaio del 1959! Scusate il lapsus.

cgf

Sab, 08/03/2014 - 14:45

poi è stata exportata la catena in Argentina, fino a pochi anni fa si vedevano abbastanza frequentemente dei 'fitito', ora molto, moltissimo meno. In sud america non accettano più gli 'scarti' di produzione

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