In 600 strade milanesi si parla cinese

Chinatown cresce, e conquista spazi di città. I negozi cinesi - quasi duemila - hanno aperto in 600 strade di Milano. Un febbrile attività di commercio, troppo spesso oltre i limiti della legalità.
Ieri, l’ultima operazione della Guardia di finanza. In zona Paolo Sarpi, i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria del comando provinciale hanno sequestrato oltre 25mila tra cd e dvd (per un valore totale pari a circa 400mila euro) privi del contrassegno della Siae e oltre 5mila bollini della Società italiana autori e editori pronti all’uso in un esercizio gestito da un commerciante cinese, denunciato per commercio di merce contraffatta, ricettazione e violazione della legge sui diritti d’autore. Stando ai dati delle Fiamme gialle, quella made in China è una vera e propria economia parallela, che viaggia sui binari della contraffazione dei marchi e della vendita di prodotti privi delle garanzie di sicurezza. Solo nel 2006 sono stati sequestrati oltre dieci milioni di pezzi (giocattoli, apparecchi elettrici, abiti e accessori) per un valore superiore ai 25 milioni di euro.
Una situazione che l’eurodeputato leghista Matteo Salvini definisce «preoccupante». «Serve un presidio fisso delle forze dell’ordine sul territorio - aggiunge -, il fenomeno è fuori controllo».