Dal ’68 alla famiglia «La vita che verrà» è la «Meglio gioventù» degli anni Ottanta

RomaÈ il seguito «ideale» di un grande successo tv. Ne riprende autori, impegno qualitativo, spunti narrativi. Ma riuscirà Le cose che restano (in onda su Raiuno da lunedì 13, scritto da Sandro Petraglia e Stefano Rulli, per la regia di Gianluca Maria Tavarelli) a bissare l’entusiasmo suscitato da La meglio gioventù? «A quel successo ci ricolleghiamo perchè, come allora, attraverso la storia di una famiglia cerchiamo di raccontare un pezzo della storia d’Italia -confermano gli sceneggiatori- Dopo aver narrato il passato, la ricostruzione in La vita che verrà, il boom e il terrorismo in La meglio gioventù, ora affrontiamo temi del presente quali l’immigrazione, l’omosessualità, la guerra, il “nuovo modello” di famiglia». Tutto parte dalla morte del figlio più piccolo (Alessandro Sperduti) d’una coppia solida e felice (Daniela Giordano, Ennio Fantastichini). La sciagura sgretolerà un nucleo fin lì unitissimo, e le diverse reazioni dei tre fratelli (Paola Cortellesi, Claudio Santamaria, Lorenzo Balducci; la prima che sfogherà il dolore nella maternità, il secondo che si sentirà spinto a rivelare la propria omosessualità; il terzo che sarà indotto a scoprire la pietà e la misericordia) apriranno l’orizzonte dal privato al pubblico. «E tutto si coagulerà attorno al tema principale. La crisi d’identità che noi tutti viviamo -spiega Petraglia- E la necessità di trovare nuovi punti di riferimento». Argomenti brucianti, narrazione appassionata da «grande romanzo popolare. Non da feilleuton: con colpi di scena motivati, cioè, e non stereotipati». Ma basterà a raggiungere i grandi ascolti? «Non tutti i numeri si somigliano -considera il regista- Il pubblico che regala record al Grande Fratello non è lo stesso che li procura a Vieni via con me. Però c’è spazio per tutti. L’importante è puntare alla qualità. E la qualità può bastare ad ottenere buoni risultati».