Dopo 70 anni la Russia ammette che la strage fu ordinata da Stalin

Un altro passo di riavvicinamento alla Polonia per fare i conti con il passato e chiudere una delle pagine più dolorose del Novecento. La camera bassa del Parlamento russo (Duma) ha approvato ieri una dichiarazione nella quale si afferma che il massacro di 22mila ufficiali polacchi a Katyn, nel 1940, fu ordinato da Stalin. Una mossa che da molti viene considerata la prima ammissione ufficiale senza equivoci delle responsabilità del regime sovietico di quell’eccidio.
«Tutti i documenti pubblicati che per molti anni sono rimasti negli archivi segreti non solo rivelano questa orribile tragedia, ma testimoniano che il massacro di Katyn è stato compiuto su ordine diretto di Stalin e di altri dirigenti sovietici», si legge nella dichiarazione intitolata «La tragedia di Katyn e le sue vittime», approvata con 352 voti a favore e 57 contrari. «Nella propaganda ufficiale sovietica la responsabilità per questo crimine è sempre stata attribuita ai delinquenti nazisti-. prosegue il documento- Questa versione per molti anni è rimasta tema di discussione della società sovietica provocando sempre la rabbia, l’offesa e la sfiducia del popolo polacco». «Il Parlamento esprime la sua profonda compassione a tutte le vittime di questa repressione ingiustificata e ai loro familiari».
L’eccidio di Katyn si consumò nel 1940, dopo l’invasione della Polonia orientale da parte dell’Urss, in base alle clausole segrete del patto Molotov-Ribbentrop. Per decenni, l’Urss ha accusato i nazisti di aver commesso il massacro. Fu solo nel 1990 che Mikhail Gorbaciov riconobbe la responsabilità del suo Paese nel massacro. Nel tentativo di rilanciare le relazioni con Varsavia, il Cremlino ha ora fatto mettere in rete documenti sulla tragedia e la giustizia russa ha consegnato alla Polonia decine di volumi dagli archivi segreti.
Tutte positive le reazioni al documento adottato dal Parlamento. La Ong russa Memorial sostiene che «si tratta di un enorme passo avanti». «La Duma ha finalmente deciso di riconoscere ufficialmente dei fatti che erano noti al mondo da molto tempo», ha detto Ian Ratchinski, uno dei dirigenti dell’Ong. C’è chi dice anche che si tratta di una mossa voluta da Medvedev per distinguersi ancor di più da Putin.
I deputati comunisti, da parte loro, hanno denunciato la dichiarazione che, sostengono «costituisce una falsificazione degli eventi storici e una revisione delle conclusioni di Norimberga», cercando invano di far ritirare i riferimenti a Stalin e alla diregenza sovietica.