A 80 anni dalla morte ritorna la magia del grande illusionista

Non solo una star mondiale e un genio del marketing: una nuova biografia svela che servì gli Usa come spia Nelle sale un film che rievoca l’era dei grandi prestigiatori

È fuggito per l’ultima volta 80 anni fa, morendo di peritonite proprio nella notte di Halloween, la notte in cui le porte dell’Aldilà si aprono e lasciano che le anime senza pace tornino a vagare tra noi. Il Grande Houdini non è ritornato per la festa delle streghe, beffando per l’ultima volta gli spiritisti che aveva sempre sbugiardato. Ma nell’ottantesimo anniversario dalla sua scomparsa un’ultima illusione gli è riuscita in pieno: riportare in auge la magia, un genere di spettacolo che negli ultimi anni è un po’ scomparso da cinema e tv. Specie in Italia.
Domani uscirà nelle sale il film The Prestige, di Christopher Nolan, con un cast in cui brilla come un coniglio appena uscito dal cilindro la chioma di Scarlett Johansson, insieme a Hugh Jackman e David Bowie. È la storia della rivalità tra due maghi nella Londra di fine ’800. Viene ricostruita l’atmosfera di un’epoca in cui gli illusionisti potevano raggiungere la fama che oggi hanno solo le stelle di Hollywood e le rockstar. Dagli Stati Uniti intanto arriva anche una nuova dettagliatissima biografia di Harry Houdini, al secolo Ehrich Weiss, partorita dalle ricerche di un esperto di storia della prestidigitazione, William Kalush, e dalla penna dello scrittore Larry Sloman. La tesi dei due autori è clamorosa: durante la Prima guerra mondiale, il mago avrebbe servito come spia al servizio del governo americano, approfittando dei suo viaggi per fare spettacoli in tutta Europa. «La tesi è suggestiva ma non sembra fondata più sulla circostanza che Houdini viaggiava molto più che su elementi di fatto - dice Massimo Polidoro, presidente del Cicap (l’associazione che smaschera i ciarlatani) e massimo biografo italiano di Houdini - è vero però che, pur essendo nato in Ungheria, si riteneva americano ed era un fervente patriota. In almeno due occasioni aveva davvero collaborato con il governo: raccogliendo fondi per lo sforzo bellico e inventando un sistema per “evadere” dallo scafandro da palombari in caso di emergenza».
Solo alcune delle curiosità di una vita talmente da leggenda che nei suoi colpi di scena si legge l’altra grande abilità di Houdini-Weiss (oltre a quella della fuga): il senso dello spettacolo. «Un genio del marketing - dice Polidoro - con un innato feeling con la pubblicità. Confrontando, ad esempio, i testi delle sfide a evadere da casseforti e camere blindate che gli venivano lanciate da aziende come Smith & Wesson, si nota che le parole usate sono sempre le stesse. Era lui a ideare le sfide e a scrivere i testi. E poi metteva in scena la sua evasione, magari sospeso nel vuoto in cima a un palazzo. E naturalmente lo faceva all’ora di punta, scegliendo il palazzo del più grande giornale della città. È stata una delle più grandi star del primo ’900. Una delle poche che ricordiamo a 80 anni di distanza, grazie alla sua capacità di far parlare di sé i media come e quando voleva». Del resto non era certo avaro di imprese memorabili. La più famosa di tutte è senz’altro l’evasione dalla «Cella della tortura d’acqua», la fuga da una sorta di bara di vetro piena d’acqua in cui veniva immerso completamente incatenato e a testa in giù, eseguita per la prima volta nel 1913. Ogni suo gesto diventava spettacolo e faceva stupire il mondo: dalla prima trasvolata dell’Australia in aereo mai realizzata ai cinque film muti che interpretò. Alle mille volte che sbugiardava gli amanti dello spiritismo, incluso sir Arthur Conan Doyle. L’ultima prima di morire, quando aveva concordato un messaggio segreto con la moglie. Se fosse stato possibile comunicare dall’Aldilà, lui per 10 anni avrebbe tentato di comunicarglielo. Lei, fedele, per 10 anni tenne periodiche sedute spiritiche, poi spense per sempre la candela lasciata accesa perché il suo Harry trovasse la strada. Lui non parlò mai dall’Aldilà. Le sue gesta lo fanno ancora.