In 9 giorni 450 chilometri. Un tuareg: «Se non vuoi soffrire, impara da noi»

Sahara, 1991. Carla attraversa il deserto del Tenéré, 450 chilometri in nove giorni. Si unisce a una carovana del sale (in francese Azalai, in tuareg Taralamt, le carovane sono l’ultima tradizione del popolo Tuareg legato al nomadismo) formata da 17 uomini e 200 cammelli. Carla ricorda, e racconta così la sua incredibile esperienza: «Sono stata la prima donna della storia a far parte di un Azalai. La condizione impostami era che se non fossi stata capace di mantenere i ritmi di marcia del gruppo sarei stata abbandonata nel deserto». Il nome Tenéré significa «nulla». E infatti non esiste forma di vita per centinaia di chilometri, non un arbusto, non un animale, neppure i soliti insetti che vivono nella sabbia. Niente. Motivo? Le temperature altissime durante il giorno, fino a 60 gradi, precipitano durante la notte avvicinandosi allo zero. La mancanza d’acqua è un problema, dopo quattro giorni di marcia la carovana raggiunge un’oasi, ma il rifornimento d’acqua è solo per gli uomini, il pozzo profondo 40 metri non permette di abbeverare così tanti animali che danno presto segni di nervosismo. Carla soffre per una dissenteria, resta indietro rispetto al gruppo, ma non molla. Sopporta le difficoltà e i dolori. Quando la sofferenza e la fatica si stemperano, infine, arriva un senso di benessere. Un compagno di viaggio le dice: «Gli stranieri soffrono tanto nel deserto perché pretendono di trasportare qui tutte le loro abitudini. Perciò, se non vuoi soffrire, segui le nostre regole, mangia e vivi come noi, e alla fine imparerai anche a pensare come noi».