A2A nel caos: Capra dà scacco ai suoi azionisti

Un trappolone incredibile, che ha fatto infuriare azionisti e management, giocato con astuzia e perfidia dal «silurando» presidente del consiglio di sorveglianza di A2A, Renzo Capra (nella foto): ecco la trama dell’assemblea degli azionisti di A2A, riunita ieri a Brescia, che avrebbe dovuto vedere il dimissionamento del vecchio manager bresciano e che invece ha visto il rinvio dell’assemblea a mercoledì prossimo per una serie di svarioni dei due azionisti di maggioranza, i Comuni di Brescia e Milano.
L’assemblea avrebbe dovuto ratificare la decisione del Comune di Brescia di sfiduciare Capra dopo il cambio della guardia al vertice dell’amministrazione dopo le ultime elezioni. Ma Capra ha escluso dal voto i due Comuni, che insieme hanno il 55% del capitale, perché non avevano depositato presso il registro delle imprese una modifica dei patti parasociali avvenuta nel luglio 2008, mentre quella che revocava la sorveglianza è stata depositata solo giovedì, alla vigilia dell’assemblea. Inoltre il presidente della sorveglianza ha rilevato che nel curriculum del leghista Bruno Caparini, candidato al prossimo consiglio, era stata omessa una sentenza di fallimento a suo carico. «Pertanto - ha detto serafico Capra - escludo i Comuni di Brescia e Milano dal diritto di voto». Scatenando il caos.
Mediobanca, Tassara e Comune di Varese hanno chiesto la sospensione per valutare il da farsi, mentre Alpiq proponeva che fosse almeno votata la distribuzione del dividendo. Giuliano Zuccoli, presidente del consiglio di gestione, parlava di «assoluta mancanza di buonsenso». Capra finiva sotto accusa: «Ha appreso tutto solo questa mattina»? ha chiesto un rappresentante dei fondi esteri. Ma l’errore della presentazione della modifica solo il giorno prima e del curriculum del candidato alla sorveglianza giocano a favore del manager. Che «si assume tutte le responsabilità», cede sul rinvio dell’assemblea a mercoledì chiesto dai Comuni, e ironizza: «Io tra due fuochi ci sto benissimo, mi dispiace non dare il dividendo agli azionisti». Ora i Comuni minacciano azioni legali e la richiesta al Tribunale di inibire Capra dal presiedere la prossima assemblea. «Lavoreremo con i legali per capire come risolvere la situazione in cinque giorni - ha detto il direttore generale del comune di Milano, Giuseppe Sala, al termine dell’assemblea - al di là del punto fondamentale, cioè quello del presidente di non concederci il diritto a votare, una cosa che va al di là di ogni comprensione. Speriamo di trovare la soluzione, perché è impossibile che due soci che hanno più del 50% non siano in condizione di votare». Sotto sotto, ma neanche tanto, gli azionisti di maggioranza sono anche infuriati con lo studio legale che ha fatto gli errori: nelle settimane scorse era apparso chiaro che Capra si stava preparando a giocare le sue carte all’assemblea, sapendo benissimo di non poter vincere, ma ben deciso a vendere cara la pelle.