A2A, si avvicina la resa dei conti Il «duale» in bilico

da Milano

Una storia di disaccordi al cui confronto i problemi di governance di Mediobanca sembrano schermaglie fra innamorati. Quella in A2A, utility nata dalla fusione tra Aem Milano e Asm Brescia è una rivalità che, dai dissidi iniziali sulle poltrone, non si è mai placata. E questo nonostante le amministrazioni che controllano il gruppo siano ora entrambe di centrodestra (al momento della fusione il comune di Brescia era invece guidato dai Ds). Ma ora la diatriba è arrivata a un livello tale che gli equilibri stanno per saltare. Ad accelerare gli eventi, la presentazione del piano di razionalizzazione messo a punto dal consiglio di gestione, presieduto dal milanese Giuliano Zuccoli. Lunedì scorso il consiglio di sorveglianza, presieduto da Renzo Capra, l’ha respinto, con l’astensione dei sei consiglieri di nomina bresciana (servivano 11 sì su 15). Un veto mai esercitato prima. La razionalizzazione, valutata dai bresciani troppo «milanocentrica», interessa 89 controllate e 900 amministratori, e avrebbe portato, secondo i manager, circa 40 milioni di risparmi annui. Mercoledì scorso Alberto Sciumè, vicepresidente del consiglio di sorveglianza, ha accusato Capra e i suoi di scivolare verso «un precostituito e irrazionale localismo» che rischia di alimentare un «impenetrabile intreccio di clientele e interessi». Ieri la replica di Capra: «Non sono per la difesa di antiquati localismi e nemmeno degli intrecci di potere», dice in una nota, segnalando inoltre che il piano toglieva autonomia a società controllate a «elevata valenza territoriale» e auspicando un clima favorevole per «la ripresa dell’esame del piano». Ieri il consiglio di gestione riunito per ridiscutere il piano bocciato è stato aggiornato a venerdì 19, per dar tempo ai bresciani di proporre i loro suggerimenti. In realtà il sindaco bresciano, Adriano Paroli, e Capra non nascondono di voler riformare la governance e tornare al monistico. Uno sparigliamento di carte, fanno notare ambienti vicini alla società, che permetterebbe a Brescia, tra l’altro, di rivedere ruoli chiave e nomine che si riferiscono alla precedente amministrazione di centrosinistra.