A.A.A. cercasi in Genova assessore alla cultura reggente

Quando gli assessori della prima giunta Pericu, nel primo capodanno del loro mandato, si misero a disposizione per far da «guide» ai Musei, pensai che Genova finalmente trovava una amministrazione che si apriva alla città, dopo che i cinque anni precedenti si erano caratterizzati per l'arroccamento di Tursi. Ma fu la passione di una notte. Poi tutti tornarono a Palazzo, nessuno scese più tra la gente. Contrariamente ad altre giunte di sinistra, come quelle di Torino o Roma, quella di Genova non ha mai creduto in un Cultura vissuta quotidianamente, in una cultura che trasforma la città (pensiamo a quanto Veltroni sta facendo per la rinascita dell'area di Ostiense solo per citare uno degli ultimi progetti).
Se una città si leggesse come si legge un bilancio aziendale, la Cultura rappresenterebbe lo «stato patrimoniale» di Tursi. Nei Beni Culturali (palazzi storici, opere d'arte, biblioteche, teatri) sono racchiuse le «immobilizzazioni immateriali»: in pratica idee, pensieri nascosti nelle pagine di un volume, in un dipinto, in un copione teatrale.
Ora, la capacità di una buona Amministrazione Pubblica, come quella di un buon manager, è quella di rendere esplicito un valore implicito.
Ma questo non è stato fatto dalle passate amministrazioni: alla guida dell'Assessorato alla Cultura si sono succeduti illustri professori (ricordate i famosi Totem di Pierantoni?) o uomini «organici» al partito pronti ad occuparsi, con lo stesso impegno, dell'Assessorato ai Cimiteri o della Cultura.
E ciò che non è stato fatto dalle passate amministrazioni difficilmente potrà essere fatto da questa. Almeno finché il Sindaco si terrà la delega alla Cultura. Ma è pensabile che un Sindaco di una città come Genova non occupi almeno otto, dieci ore della sua giornata(e sono convinto che ne servano di più) a fare il Sindaco? E a questo punto quante ore possono restare da dedicare al lavoro normalmente svolto da un Assessore alla Cultura?
Sì, lo so che il Sindaco ha ingaggiato Carlo Freccero come superconsulente (a proposito, forse mi è sfuggita la notizia: non ho mai letto il costo dell'ingaggio!), ma sappiamo bene che non sono i consulenti, e meno che mai quelli di nome, che svolgono il quotidiano lavoro di un Assessore (ricevere gli operatori del settore, seguire il loro operato, trovare risorse etc. etc.).
E allora chi potrebbe trovare il tempo di fare le veci dell'Assessore alla Cultura?
Qualche mese fa, per primo, Franco Manzitti, direttore delle pagine genovesi de La Repubblica si chiedeva perché stesse nascendo così «alla chetichella», senza dare troppo nell'occhio, una Fondazione della Cultura. Giustamente ne paventava i rischi: insomma, per dirla chiara, l'Assessore uscente sembrava preparare per sé e per i più fidati collaboratori un posto «fisso» per il dopo elezioni.
Allora potrebbe essere proprio l'ex Assessore alla Cultura a fare le veci dell'Assessore alla Cultura che non c'è?
Ho paura che non stia andando così: confidando nell'adagio per cui «al peggio non c'è mai fine» ipotizzo una Fondazione della Cultura (ente privato che però gestirà soldi pubblici ) doppione di un Assessorato alla Cultura «fantasma», impegnato a creare qualche «Notte Bianca», qualche evento effimero che nulla lascia alla città (ricordiamo gli 800 mila euro spesi per due ore di spettacolo la notte del Capodanno 2004) e a ristrutturare cattedrali nel deserto (nessuno parla più dei 32 miliardi di vecchie lire spesi per Forte Begato, ancora lì, in attesa di essere utilizzato, ormai devastato dai vandali).
Alessandro Repetto, invece, la delega l'ha data. E l'ha data a Giorgio Devoto, persona sicuramente capace, da cui tutti ci aspettiamo molto. Speriamo che insieme alla delega l'Assessore riceva anche un portafoglio che gli permetta di fare una politica culturale. Fino ad oggi gli Assessori alla Cultura della Provincia non hanno mai avuto soldi a disposizione: costavano più di quello che amministravano. Avevano sì un budget ma vincolato per l'80% alle spese obbligatorie e il restante 20% era talmente risibile che non permetteva iniziative degne di nota.
Tornando a Tursi, in passato l'Assessorato alla Cultura era un po' quello di Cenerentola, oggi, mi sembra sia conteso tra le due sorellastre.
Per sentirvi raccontare la favola completa e per organizzare una gita a Forte Begato, potete scrivere.
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