AAA Imam cercasi Londra assume predicatori moderati

Piano del governo britannico per sconfiggere gli estremisti: importare dal Pakistan leader islamici anti-violenza. Per il progetto stanziati 90 milioni di sterline, circa 110 milioni di euro

Imam pakistani e moderati cercasi, scopo assunzione. È questa una delle idee centrali del nuovo piano da 90 milioni di sterline (poco più di 110 milioni di euro) che il ministero degli Interni inglese ha varato per prevenire attacchi terroristici e la diffusione dell'estremismo islamico. Il provvedimento firmato da Jacqui Smith, protetta del premier Gordon Brown e capo dell'Home Office, ossia far arrivare dal Pakistan degli imam moderati per aiutare la numerosa comunità musulmana a combattere la minaccia estremista sempre più presente nelle moschee e nelle strade britanniche, è destinato a far discutere.
La mossa, che arriva subito dopo la visita del ministro in Pakistan e Bangladesh della scorsa settimana, sembra indicare un cambio di strategia: poco tempo fa, infatti, il governo inglese seguiva una linea diversa, cercando di favorire il reclutamento di predicatori che fossero più in contatto con i giovani musulmani inglesi. Secondo quanto riferito da un portavoce, non si tratterebbe di una contraddizione, quanto piuttosto di un piano integrativo che tiene conto del retaggio culturale della maggior parte degli islamici inglesi, che vengono proprio dal Pakistan, dal Bangladesh e dal sudest asiatico.

Questi nuovi imam dovrebbero, nelle intenzioni del governo britannico, andare a coprire le posizioni dove è più facile che si diffondano sentimenti estremistici che potrebbero portare ad attentati come quelli del 7 luglio 2005. Particolare attenzione sarà prestata alle carceri, dove la situazione è allarmante: all'inizio della settimana, Anne Owers, ispettore capo delle prigioni di Sua Maestà, aveva dichiarato che non si fa abbastanza per prevenire la diffusione dell'islamismo radicale fra i prigionieri musulmani.

Per adesso la nuova decisione anti-terrorismo di Jacqui Smith ha riscosso pareri positivi anche all'interno del mondo islamico, pur sollevando qualche perplessità. "Misure che non infrangono le libertà personali e che vanno a contenere la minaccia dell'estremismo sono sempre benvenute - ha dichiarato Khurshid Ahmed, capo del Consiglio consultivo nazionale delle moschee e degli imam -. Tuttavia sono dubbioso sulla loro efficacia: già in passato ci sono stati problemi con alcuni tipi di predicatori che non erano abituati alle idee liberali e democratiche inglesi e che portavano un'interpretazione letterale di certi aspetti del Corano".

Più possibilista è invece Musharraf Hussain, consigliere del governo per le moschee: «È una decisione che tiene conto di due importanti fattori - ha spiegato - Prima di tutto, che la comunità musulmana inglese non è ancora in grado di formare degli imam propri e poi che la maggior parte dei predicatori attualmente presenti vengono proprio da India, Bangladesh e Pakistan e guarderanno a queste figure con rispetto».