A.A.A. Opposizione cercasi a palazzo Tursi

(...) Insomma, con le sue dichiarazioni al Giornale ha formalmente aperto la crisi di minoranza, anche questo, a suo modo, un primato peraltro da condividersi almeno alla pari con Alberto Gagliardi, ex sottosegretario agli Interni prestato a Tursi per fare il vicepresidente del consiglio, pronto a intervenire senza risparmiarsi. Una situazione da tempo latente, che nessuno aveva ancora avuto il coraggio di dichiarare apertamente, è ora esplosa. Lo «spogliatoio», tra i banchi dell’opposizione e persino all’interno del gruppo di Forza Italia, non è certo a livelli da squadra in testa al campionato.
Ecco perché l’accusa della capogruppo Raffaella Della Bianca, rivolta ai colleghi che avevano abbandonato anzitempo il consiglio comunale richiesto proprio dall’opposizione sul tema infrastrutture, ha scatenato reazioni di molti consiglieri. Ieri Lilli Lauro, della Lista Biasotti, ha tenuto a precisare sul Giornale che anche nella prosecuzione pomeridiana era presente, pur non figurando nella lista dei «bravi» sulla lavagna della capogruppo. Stessa reazione arriva da Giuseppe Cecconi, esponente di Forza Italia: «Ho appreso con stupore dal Giornale di non aver preso parte al dibattito del consiglio comunale del 14 ottobre - interviene - Faccio presente che sono entrato alle ore 14 in aula prendendo parte al dibattito degli art. 54 e di tutte le delibere del consiglio (vedi mio intervento sulla gronda e le registrazioni televisive). Alle ore 19 mi sono recato con l'avvocato Basso presso l'istituto Davide Chiossone dove era in corso l'assemblea per il prolungamento della linea 36».
L’«assenza» del gruppo di An, denunciata da Raffaella Della Bianca viene contestata dal capogruppo Aldo Praticò. «Il collega Giuseppe Murolo è uscito prima perché doveva andare a Milano per lavoro e non è ancora tornato - fa presente - Quanto a me, suggerirei alla collega Della Bianca un buon oculista, in quanto ero in aula nonostante febbricitante. Ricordo di essere uscito, ormai provato, alle 19.20». Chi ammette di aver lasciato l’aula prima, ma solo per protesta, è proprio Alberto Gagliardi, che peraltro ieri sempre dal Giornale aveva dichiarato la sua disponibilità a riconoscere al sindaco Vincenzi i meriti quando li ha, implicitamente invitando i colleghi di opposizione a un atteggiamento meno pregiudiziale nei confronti dell’amministrazione comunale. Repliche seccate, alle quali però la capogruppo azzurro oppone i dati, incontestabili, dei tabulati del consiglio comunale. Quando, al termine della seduta straordinaria richiesta dall’opposizione, si è trattato di votare, cioè di dare un senso a una giornata di lavoro, la minoranza si è ritrovata a poter disporre di soli 10 voti su 20 teorici, peraltro espressi proprio da coloro che Raffaella Della Bianca aveva effettivamente dichiarato essere presenti, e cioè gli azzurri Balleari, Campora, Costa, Della Bianca, Grillo, Pizio, i biasottiani Centanaro e De Benedictis, il leghista Piana e Bernabò Brea de La Destra.
Se a tutto questo si aggiunge che neppure tutta l’opposizione si trova concorde nell’appoggiare la richiesta del senatore Enrico Musso (peraltro candidato dell’intero centrodestra alle ultime amministrative) per spostare la seduta di consiglio comunale al lunedì e consentire così al leader naturale della minoranza di essere presente, il quadro è completo. L’analisi che don Gianni Baget Bozzo fa della realtà ormai evidente è spietata quanto inattaccabile. La crisi di minoranza è aperta. Anzi, lo era già. Ora è ufficiale.