AAA vendesi bimbo anche su Internet per un pugno di euro

In Etiopia 20mila ragazzini ceduti ogni anno ai mercanti di schiavi per poche monete. E in Cina li offrono pure sul web

Massimo M. Veronese

Il pezzo più pregiato è Zhang. Ha poco più di tre mesi ma vale già 3.400 dollari, prendere o lasciare. Ning invece costa meno, poco più della metà, è piccolissima, vivace, ha gli stessi giorni di Zhang ma un solo difetto di fabbricazione: è una bambina. Sono in vendita su Internet, come figurine di Pokemon, nell’angolo del baratto del sito e-bay Eachnet.
Nelle rubrica persi e mai trovati c’è invece Mandaye. È già più grandicello, dodici anni, e vale tanto oro quanto pesa: una ventina di barr, più o meno due euro. È un articolo che va a ruba: in Etiopia ne vendono almeno 20mila l’anno, tutti tra i dieci e i diciotto anni. Li prendono all’ingrosso, alle famiglie dei contadini più poveri, dicono che li portano in città a studiare, ma lo sanno tutti che non è vero. Di vero c’è solo l’affare: lavorano ventiquattr’ore su ventiquattro per meno di dieci euro, niente ferie, niente mutua, niente contributi. Tanto alla pensione non ci arriveranno mai. Ma sono dei privilegiati, alle bambine, tanto per cambiare, tocca di peggio: o serve o prostitute. Se si comportano bene possono però fare tutte e due. Diecimila le hanno persino esportate all’estero. Soddisfatti o rimborsati.
Le ultime storie di bambini arrivano da due angoli opposti di mondo, ma hanno la stessa faccia disperata. Una la svela il quotidiano cinese China Daily, l’altra la denuncia da Radio Nairobi l'Organizzazione internazionale per le migrazioni. Caso uno. La polizia di Shanghai sta indagando sulla nuova frontiera dell’orrore telematico: vendere bambini a coppie sterili attraverso Internet. Il China Daily, che l’ha scoperto, ci crede e non ci crede. L'annuncio, firmato «Chuangxinzhe Yongyuan», cioè «Grande innovatore», spiega che i bimbi saranno consegnati a destinazione prima che abbiano compiuto cento giorni, che provengono tutti dalla provincia dell'Henan, Cina centrale, e che l’iniziativa vuole aiutare milioni di coppie in Cina ad avere un figlio. Benefattori. Ma prima che l’annuncio fosse cancellato pare che una cinquantina di persone abbia consultato l’offerta senza però ordinare mai nessuno bambino. Per questo il China Daily sospetta uno scherzo di cattivo gusto. Anche perché la portavoce di Eachnet, Tang Lei, la stessa che ha denunciato il caso alla polizia, ha precisato che il controllo sugli annunci diffusi dal sito è automatico attraverso l'uso di parole chiave. E la parola «baby» non è fra quelle usate dal sistema.
Il problema è che sull’argomento in Cina hanno i nervi tesi. Da quando la primavera scorsa nella provincia meridionale del Guizhou, è stata scoperta una banda di trafficanti: aveva rapito 200 bambini, età fra uno e sei anni, quasi tutti maschi, figli di lavoratori immigrati, poverissimi. Venivano venduti alle coppie sterili a 2mila euro, in alcuni casi, «commissionati» dalle famiglie stesse. Punizioni esemplari. Sette membri della banda sono stati condannati a morte, quattro sono finiti all'ergastolo. Ma è solo la punta dell’iceberg. Il ministero degli Affari civili cinese, lavorando con l'organizzazione umanitaria Save the Children e con l'Università di Pechino, ha calcolato che in Cina ci sono più di mezzo milione di orfani che vivono con i parenti, otto su dieci vive nelle campagne, solo la metà può contare su qualche aiuto da parte delle autorità locali. Piccole prede indifese per lupi sempre a caccia.
L’Erode che stermina i bambini è sempre lo stesso: la povertà. L'Etiopia conta ormai più di 70 milioni di abitanti, la stragrande maggioranza dei quali deve sopravvivere con meno di un dollaro al giorno, 28 centesimi quotidiani devono bastare al 45 per cento della popolazione. La crescita demografica che non conosce sosta ha fatto esplodere il traffico di vite umane: un giro d'affari che l'Organizzazione Mondiale per la Migrazione valuta sui 10 miliardi di dollari l'anno. In Cina il traffico di esseri umani, quasi sempre donne e bambini, oltre che della povertà ha trovato un crudele alleato nella politica di pianificazione familiare che impone alle coppie un solo figlio, preferibilmente maschio. Le mamme in caso di figlia femmina preferiscono abortire. O uccidere la bimba appena nata. A meno che non si chiami Ning. Piccolissima, vivace, con un difetto di fabbricazione che si può vendere bene. A prezzo della vita.