Aamodt, vita da campione «Che invidia per Tomba»

Maria Rosa Quario

da Sestriere

Kjetil André Aamodt abbandona Sestriere e la sua ultima Olimpiade dorata salendo su una macchina davanti all’ingresso del villaggio olimpico, al collo la medaglia, in mano una valigetta, in testa la famiglia che lo aspetta in Norvegia: Stine, la bella moglie ex ballerina e soprattutto Erle, la figlia che oggi compirà un mese.
«Non faccio gigante e slalom, nel futuro immediato vedo soprattutto tanti pannolini da cambiare. Ci rivediamo alle finali di coppa del mondo ad Are, in Svezia».
Dove nel 2007 ci saranno i mondiali.
«Penso che ci sarò. La decisione finale la prenderò in estate».
L’unica medaglia che manca nel suo incredibile palmares è un oro in discesa.
«Sarebbe bello, ci penso e ci proverò a Are, qui ci sono già arrivato vicinissimo. Posso farcela».
Se non si fosse infortunato in discesa forse anche quella sarebbe stata sua.
«Non credo, senza l’errore al salto avrei preso l’argento, per l’oro Deneriaz era imbattibile».
Si è accontentato del superG.
«L’infortunio mi ha dato una mano: sono arrivato scarico, senza pressione, certo la discesa sarebbe stata la vera ciliegina sulla torta, ma mi accontento, è stata una grande vittoria, davanti a Maier, poi».
Tre titoli olimpici di superG battendo sempre dei grandissimi. Ieri Maier, nel 2002 Eberharter, nel 1992 Girardelli. Ci parla di loro?
«Marc Girardelli è stato il mio primo grande rivale, nelle gare a medaglia e soprattutto in coppa del mondo. Nella stagione 1993/94 l’ho battuto, ma poi mi sono fermato lì, lui ne ha vinte cinque. È stato lui il più grande polivalente della storia, batterlo è stato bello, soprattutto a Morioka, nel 1993, allo slalom dei mondiali. Lo ricordo incavolato nero».
Stephan Eberharter?
«È stato il più grande campione over trenta, per anni intoccabile in discesa».
Hermann Maier?
«Altro intoccabile, soprattutto prima dell’incidente in moto. Senza quello avrebbe potuto avvicinare e magari battere il record di vittorie di Stenmark, che per me resta in ogni caso il più grande sciatore della storia. Con lui non ho mai gareggiato, purtroppo».
E lei che posto occupa nella storia dello sci?
«In coppa non ho vinto molto (21 gare, in tutte e cinque le discipline, ndr) e mi spiace, ho sempre invidiato atleti come Tomba che vincevano gare su gare, ma per me non è stato così, ero più un piazzato che altro, ma non ho rimpianti. Almeno però sono stato fortunato nei grandi appuntamenti vincendo 20 medaglie, un record, così anch’io mi sono trovato un posticino nella storia dello sci. Non capita a molti e per questo sono molto fiero di me».
Il 2006 è stato un anno speciale: la nascita di sua figlia e l’ultima medaglia olimpica. Cosa gli chiede ancora?
«Salute per me e i miei cari».
Vivrete a Montecarlo o in Norvegia?
«Nulla è ancora deciso. La nascita di Erle mi ha tolto libertà di movimento e di programmazione, ha complicato un po’ tutto. Per mia figlia vorrei una vita al caldo, magari giocando a tennis o a golf».
Ha paura di qualcosa?
«Degli infortuni. Per un atleta sono la cosa peggiore, ti cascano addosso come un fulmine, sei lì che scii felice e un attimo dopo sei in barella».
Il momento più bello del suo superG d’oro?
«Quello in cui ho tagliato il traguardo con il miglior tempo e poi quello in cui Maier è arrivato giù con il 2° tempo!».
Vittoria che ha reso tutti felici.
«C’è tendenza a provare simpatia per i vecchietti! E poi credo di essere sempre stato molto gentile con tutti».
Il segreto della longevità?
«Amare quello che si fa, divertirsi sempre».