Con Abbado tutta l’energia della Mozart

da Bolzano

Claudio Abbado l'illustre, il carismatico, sta girando per l'Italia con una delle orchestre che ha fondato, l'Orchestra Mozart, fatta di giovani pugnaci e di qualificati strumentisti. In questa sua nuova giovinezza, con il suo gesto esatto ed infallibile, si batte con accanimento per togliere ogni pericolo di inerzia alle partiture e per imprimere, oltre che il favoloso senso della linea che gli è sempre appartenuto, un'energia vitale straordinaria.
L'ho ascoltato all'auditorium di Bolzano, dove ha provato la nuova tournée e dove l'acustica è tra le poche eccellenti in Italia: e quest'energia netta portata alle soglie della violenza ha caratterizzato il concerto, che il numeroso pubblico ha approvato con gli onori del ritmico battimani e battipiedi. Un concerto di autorità indubitabile, di sicurezza magistrale, quasi portato però al limite della crudeltà. Ci sono state due esecuzioni dell'ouverture Coriolano di Beethoven, una delle quali nella versione strumentata da Mahler, entrambi a forti inarrestabili contrasti e molto simili fra loro, giustamente poiché il lavoro del grande e struggente autore del Novecento sulla partitura del celeberrimo collega è semplicemente quello d'un direttore d'orchestra che voglia adattarla a un'orchestra più ampia: udite in una sala di non grandi dimensioni, come questa di Bolzano, le differenze sono ancora minori.
C'è stato anche un omaggio raro a Mozart cui l'orchestra è intitolata, il Concerto per fagotto K. 191, composto a 18 anni; pagina di intrattenimento alle soglie dell'opera buffa, che Guilhaume Santana ha offerto con freschezza disinvolta; e proprio in questi brani di piccolo impegno ci si accorge meglio che quest'orchestra non ha un suo specifico suono mozartiano, affettuoso, brillante, capace eventualmente di nascondere meraviglie non preordinate ma germinate per natura; i conti tornano sempre, ma anche troppo. L'Eroica di Beethoven ha chiuso il programma. Uno slancio di potenza e ardimento ha portato Abbado e i suoi a infilzare e travolgere tutti gli ostacoli, le contraddizioni apparenti, i geniali squilibri. Dai quattro attacchi, memorabili per colore e densità, i quattro tempi si sono sviluppati con dure lotte o lineare continuità logica, come con destino prefissato di vittoria, puntualmente ottenuta, ben documentata, consegnata agli archivi sotto i nostri occhi prima che ci potessimo chiedere se, come e perché.