«Abbassare i prezzi ci conviene Solo così i turisti torneranno»

Il presidente di Federalberghi: «Le imprese devono andare incontro ai consumatori. Ma i costi sono alti per tutti, non possiamo lavorare in perdita»

da Milano

«Commercianti ed esercenti italiani, datemi retta: stringete la cinghia, consideratelo un investimento, tenete i prezzi bassi. Alla lunga vi converrà: in questo momento difficile è questo il modo per fidelizzare i nostri clienti e per convincerli, tutti, che il mercato italiano è unico e non li tradirà mai». Parola di Bernabò Bocca, cavaliere del Lavoro, nonché presidente di Federalberghi, 28mila esercizi associati in tutta la Penisola. Uno che questa estate 2008, con i suoi 5 milioni di vacanzieri in meno, la sta vivendo assai pericolosamente. E che però, in questa intervista, accetta e condivide, almeno in gran parte, la provocazione-proposta del Giornale, che ha suggerito ai commercianti di andare incontro ai consumatori, e abbassare i prezzi.
Non crede che un taglio a molti conti di alberghi e ristoranti, nonché alla spesa di tutti i giorni, potrebbe avere un effetto positivo sui consumi degli italiani?
«Credo, e lo dico da tempo, che una strada per andare incontro ai consumatori vada trovata, tenendo i prezzi più bassi possibile. Solo così si può almeno frenare il circolo vizioso dell’incremento dei prezzi e del calo dei consumi, e soprattutto aumentare la fiducia dei clienti. Ma non è facile. Anche perché sono sicuro che non basterebbe per uscire dalla stagnazione».
Ma sarebbe un gran bel segnale da parte della categoria.
«Questo sì. Però credo che la crisi dei consumi sia più grave e globale, e che se anche facessimo l’esercizio di abbassare tutti i prezzi, non assisteremmo a un incremento dei consumi proporzionale. D’altra parte non parliamo di un problema solo italiano: i cali turistici forti ci sono anche in Grecia o in Spagna; e c’è un mercato americano che non viene in Europa per colpa dell’euro forte; e c’è un mercato europeo che va negli Stati Uniti per colpa del dollaro debole».
In ogni caso questo tentativo non lo fa quasi nessuno. Miopia o avidità?
«Va detto che in molti casi l’impresa turistica abbasserebbe i prezzi se potesse permetterselo. Ma le assicuro che l’incremento dei costi d’esercizio, legati all’energia e alle materie prime, è al momento più forte di quello dei prezzi finali. Il margine si sta assottigliando sempre di più. E lavorare in perdita non si può proprio. Io stesso, ai direttori dei miei alberghi, raccomando la massima flessibilità sui prezzi. Anche perché una camera vuota non si può immagazzinare: dopo la mezzanotte è una camera persa. Ma in ogni caso sotto una certa soglia non possono andare».
C’è però chi ci marcia, non credo si possa negare.
«Le posso rispondere che le pecore nere ci sono in ogni famiglia. Ma stia sicuro che chi fa il furbo danneggia anche noi. Il punto è che con la crisi dei consumi e l’inflazione galoppante, la durata delle stagioni si sta restringendo, e molti puntano a fare in un mese i ricavi di un’intera stagione. È una politica sbagliata e che non porta da nessuna parte.
Non sarebbe il caso che tutte le associazioni dei settori coinvolti esercitassero una sorta di moral suasion, nel bene dell’intera categoria?
«Noi di Federalberghi abbiamo mandato una circolare ai nostri associati, raccomandando la massima flessibilità sui prezzi. Certo, non possiamo controllare tutti i 28mila. Ma l’Istat ci sta dando ragione, perché anche nelle più recenti rilevazioni, i nostri rincari sono risultati i più bassi di tutto il settore legato all’industria del turismo».