Abbassare il montepremi significa uccidere l’ippica

Vorrei fare una domanda a tutti gli ippici: pensate sia sopportabile che il montepremi in un periodo di tempo di pochi mesi possa subire un’ulteriore decurtazione? Pensate che si possa ancora parlare di ippica italiana in un’ipotesi del genere? Credo assolutamente di no. Vorrebbe dire decretare la morte dell'ippica come è stata intesa sino ad oggi, trotto e galoppo insieme. Quanto sopra è ciò che ci aspetta se, chi ne ha la responsabilità, non metterà in atto una difesa credibile del montepremi. Mi spiace ripeterlo è sempre e solo del montepremi che stiamo parlando, tutto il resto, stipendi compensi alle società di corse e quant’altro non corrono nessun rischio, per l'immediato almeno. Abbiamo il dovere di renderci conto che la creazione della nuova rete di raccolta non può nel breve periodo non portare con sé gravi problemi di rodaggio che ovviamente si rifletteranno in buona sostanza soltanto sul montepremi. Ipotizziamo ragionevolmente che verso il mese di agosto prossimo vi sia un calo del gioco significativo, cosa deve fare il responsabile del bilancio Unire? Aggiustare il bilancio al ribasso e diminuire il montepremi. Unica voce comprimibile. Il commissario straordinario Guido Melzi al momento della nomina ha detto che si sarebbe aspettato da parte degli ippici una sorta di plebiscito a suo favore, cosa che non si è assolutamente verificata. Io penso che alla base di questa fredda accoglienza vi sia un qualche giustificato motivo, in quanto Melzi viene percepito come uomo organico alle Società di corse e non vi è nulla di male in questo, però da questo a pretendere solidarietà ce ne passa. Cosa si aspettano gli ippici per dare la loro piena fiducia? Una cosa soltanto: che il commissario straordinario dica con determinazione: signor ministro, alle condizioni di oggi io non posso firmare un bilancio preventivo che tra pochi mesi sarà verosimilmente rimesso in discussione, soprattutto dopo avere dato una ulteriore e robusta potata al montepremi, quindi o mi date le garanzie o cercate un altro io non sono disposto a mettere la mia faccia in questa operazione, che si presenta come suicida. Perché se le cose andassero disgraziatamente in questa maniera tutti penseranno che Melzi è andato all'Unire per fare i suoi interessi (leggi Società di corse) e non quelli dell'ippica. Melzi immagina quanto sarebbe facile strumentalizzare qualunque suo atto, vero o presunto non importa. In certe posizioni pubbliche ed in determinati momenti l'apparire diventa sostanza. Personalmente conosco il commissario da oltre quarant’anni e non credo che alla sua - ormai matura età - possa o voglia rischiare una simile conclusione della sua brillante carriera di manager ippico. A questo punto troverebbe l'ippica intera pronta a sostenerlo a piena voce, finalmente convinta di avere trovato il vero salvatore dell'ippica. Vorrei vedere con quale faccia e quale spirito un ministro possa scovare il coraggio di ignorare una presa di posizione cosi alta e nobile e fare finta che non sia successo nulla. Se quanto ora ipotizzato si verificasse in senso negativo, ritengo a quel punto che, nonostante le divisioni e lacerazioni interne al settore, si ritroverebbe una vera unità d'intenti che potrebbe portare ad una sola reazione: la chiusura a tempo indeterminato dell'attività ippica. Vorrei vedere la reazione di coloro i quali hanno speso milioni di euro per il diritto di fare giocare ai cavalli. State tranquilli a quel punto tutti ci daranno una mano per risolvere in giustizia il problema, probabilmente anche le Società di corse.
* consigliere dell’Anact (Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore)