«Abbiamo applicato una legge dello Stato»

Il presidente della Corte che lo aveva condannato: beneficio di pena inevitabile

Stefano Giani

da Milano

«Il Parlamento fa le leggi e i giudici le applicano. L’indulto è una legge dello Stato e va applicata». Pensieri e parole di Salvatore Emanuele Medoro, presidente della Corte d’Assise d’appello di Perugia che ha concesso i benefici del provvedimento del perdono a Luigi Chiatti, definito il «mostro di Foligno», per aver confessato i delitti di Simone Allegretti avvenuto nell’ottobre 1992 e quello di Lorenzo Paolucci, poco meno di un anno dopo, nell’agosto ’93.
Medoro chiede di «non coinvolgere i giudici nelle polemiche» proprio in considerazione del loro precipuo ruolo esecutivo del corpus legislativo e ha aggiunto: «La stessa Costituzione italiana prevede una finalità anche rieducativa per le pene» lasciando così aperta una finestra alla speranza della «redenzione» di Chiatti.
Il geometra che uccise i due bambini in Umbria, è stato infatti condannato a trent’anni di reclusione, dopo che gli è stata riconosciuta la seminfermità mentale e dovrebbe abbandonare la cella nel 2023. Ora questo sconto di pena gli consentirà di anticipare l’uscita al 2020, ma già nel 2014 potrebbe tornare in libertà, usufruendo dei benefici della legge Gozzini, che introduce i permessi premio e la forma di detenzione domiciliare. Ma, spiega il magistrato, «Chiatti resta affidato a un giudice di sorveglianza al quale spetterà ogni decisione».
Tuttavia Medoro, in magistratura dal 1965 e presidente della corte nel processo di secondo grado a Chiatti, ha anche ammesso che sotto la toga batte un cuore: «Mi si è riaperta una ferita perché il giudice è anche un uomo. Mi commossi quando vidi le carte del processo d’appello». E ha ammesso che «non ci sono reati ostativi» alla concessione dello sconto di pena. Nel caso del «mostro di Foligno» infatti l’indulto è stato riconosciuto in relazione alle condanne legate ai reati cosiddetti «minori»: occultamento di cadavere e sequestro di persona. Motivazione ora al vaglio della Procura generale che deciderà a breve se impugnare in Cassazione.
Dal canto loro, gli avvocati difensori del geometra folignate, gli avvocati Guido Bacino e Claudio Franceschini, si sono affrettati a dichiarare che l’applicazione dell’indulto «non fa uscire Luigi Chiatti dal carcere» e, riferendosi a un «provvedimento dovuto», hanno aggiunto: «Se il legislatore avesse voluto escludere certi reati avrebbe dovuto pensarci prima». Quanto all’uscita di prigione hanno precisato che «prima di ogni altra cosa dovrà essere valutata la pericolosità sociale» di Chiatti. Tratto su cui c’è più di un dubbio.