«Abbiamo un grande vuoto alle spalle»

Quarant’anni di storia italiana e non sentirli. Perché per farci su un romanzo, anzi una saga familiare dal 1970 ad oggi, Ilaria Bernardini ha dovuto «studiare», visto che prima non c’era e poi era a lungo troppo piccola. Con un titolo come I supereroi (Rizzoli, pagg. 432, euro 19) ci si aspetterebbe un plauso incondizionato. A una generazione, a un’epoca, a un’idea. E invece.
Chi sono questi supereroi?
«Il titolo ha un doppio significato. Parlo di personaggi che credevano di essere dei supereroi, di poter ribaltare tutto e invece erano uguali a tutti gli altri. Ma parlo anche della seconda identità».
Cioè?
«Quella misteriosa e segreta che nemmeno le persone più vicine a noi conoscono. Per questo poi è difficile attribuire colpe. Perdonare. Non perdonare. Essere consapevoli di un periodo come quello degli anni ’70».
Nel suo romanzo però almeno una vittima certa degli anni Settanta c’è: la famiglia.
«Nella scelta politica di aderire a un movimento c’è la rinuncia all’investimento profondo e permanente delle relazioni umane e dei sentimenti a favore di un isolamento. Di una militanza. Di un altro tipo di amore».
Ma persino vivere in una comune risulta una scelta sbagliata...
«Diciamo poco vincente: la mamma di Ada cresce sua figlia in mezzo ad altre persone e così rinuncia a un rapporto esclusivo e speciale in favore dello spargimento di affetto di gruppo».
Ma lei che cosa sa davvero di quegli anni?
«Ho studiato molto. E ho scoperto che non c’è nessun altro argomento che abbia sfornato tanti film e letteratura in Italia come gli anni Settanta. Non c’è pentito o non pentito o gruppo di allora che non ci abbia scritto sopra, senza contare che in quegli stessi anni usciva di tutto».
I genitori che cosa hanno passato alla sua generazione?
«Abbiamo perso il concetto di generazione. Ognuno ha la sua storia, singolare, specialissima, e un grande vuoto alle spalle. E nel mio romanzo l’unico personaggio davvero militante, il terrorista, non fa figli».
Come dire che la sua generazione non può capire?
«Non possiamo capire quella adesione passionale e violenta agli ideali. “Tutto il potere al popolo armato” è un concetto che non ci appartiene, come non appartiene più nemmeno a Fidel Castro. Però, possiamo avere figli. Io, ne ho appena avuto uno e credo molto ai buoni semi pedagogici più che allo scontro ideologico».