«Abbiamo inventato quelle accuse per uscire di galera»

Due pentiti sotto processo per aver calunniato Bruno Contrada. Hanno ammesso di essersi inventati le accuse all’ex numero tre del Sisde perché «c’era la garanzia di uscire di prigione». Il pentito Giuseppe Giuga, su suggerimento del «collega» collaborante Calogero Pulci, nel novembre 1998 e nell’aprile 1999 avrebbe falsamente riferito a verbale che Contrada aveva permesso la fuga del boss catanese Nitto Santapaola, allora latitante, spifferandogli il contenuto di una telefonata anonima che indicava l’indirizzo del suo nascondiglio. E mentre Pulci ha parlato di Contrada che con i boss Madonia e Gioè studiò la strage di Capaci (ha detto anche che gli ex ministri Scotti e Gava erano vicini a Cosa Nostra), Giuga confessava: «Calogero Pulci mi spiegò che se non accusavo persone importanti non sarei stato un pentito di serie A e siccome non sapevo chi accusare, mi indicò i nomi di Contrada e Carnevale». A luglio Pulci è stato arrestato a Caltanissetta: progettava attentati ai carabinieri, l’assassinio del sindaco di Sommatino e quello del capomafia locale. Voleva rientrare nel giro che conta.
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