«Abbiamo numeri certi, si va avanti fino al 2013 Niente premier fantocci»

RomaDiffonde ottimismo il premier, intervenendo telefonicamente al convegno di Azione Popolare, promosso dal capogruppo di Popolo e territorio, Silvano Moffa. «Abbiamo numeri certi - dice Berlusconi-, verificati in queste ore. Nonostante le defezioni che io continuo a ritenere possano rientrare, noi siamo ancora maggioranza in Parlamento». Bando ai tentennamenti: «Il governo c’è e quindi andiamo avanti». Berlusconi strappa applausi quando sventola la bandiera delle cose da fare subito: «È nostro preciso dovere - afferma - rispettare gli impegni assunti con l’Ue e con il G20, dobbiamo approvare nel più breve tempo possibile queste riforme che abbiamo inserito come emendamento alla legge di Stabilità che è già all’attenzione del Senato e questo è un obiettivo prioritario che tutte le forze politiche dovrebbero condividere, perché è nell’interesse non di una parte ma di tutti gli italiani, di tutto il Paese».
Non nasconde, però, che in questa fase il virus dello scetticismo ha colpito anche il Pdl: «Ho affermato che i nostri amici che lasciano adesso la maggioranza compiono un atto di tradimento, non verso di noi ma verso il Paese». Applausi scroscianti da una platea che ha appena sentito gli interventi del ministro Saverio Romano, di Moffa, di Landolfi, di Storace e di Mazzocchi: tutti a ripetere «Berlusconi o morte nelle urne, non per i giochini di Palazzo». «Ma continuo a ritenere che queste defezioni possano rientrare», giura il premier. Le ragioni dei mal di pancia vanno rintracciate nell’«alienazione e frustrazione che accompagna i lavori parlamentari dove qualcuno magari non si sente nella possibilità di prendere parte ai processi decisionali come vorrebbe».
Tuttavia, visti i numeri, Berlusconi lancia un appello alle opposizioni: «Rivedano il loro atteggiamento negativo e agevolino il varo delle misure anticrisi che ci chiede l’Europa. Se votassero no si porrebbero contro l’Italia, se facessero ostruzionismo - aggiunge - lo farebbero contro l’Italia». Un invito non si sa quanto convinto posto che, dice il premier «Nei periodi più difficili, in tutte le grandi democrazie, i partiti si sforzano di trovare dei punti di convergenza per superare l’emergenza, pur nella doverosa distinzione tra maggioranza e opposizione e questo ora è necessario anche da noi, dove invece nei momenti di crisi si risvegliano i vizi peggiori della vecchia politica. Senza capire che sono stati proprio il trasformismo, il consociativismo a mettere l’Italia nella condizione in cui è portando il debito pubblico ai livelli attuali».
Poi garantisce che l’Italia ce la farà: «Non dobbiamo avere paura perché anche nello scenario peggiore che ci possiamo immaginare il Paese resterebbe comunque solvibile; non lo dico soltanto io, ma anche il nuovo governatore della Banca d’Italia che ha sottolineato la solidità dei nostri fondamentali». Poi ringrazia il presidente Usa: «Il presidente Obama - continua - nei suoi interventi si è verificato un amico prezioso nostro e alla fine anche la cancelliera Merkel e il presidente Sarkozy hanno dovuto riconoscere il grande lavoro che abbiamo fatto e ci hanno incoraggiato ad andare avanti». Quindi toglie dal tavolo la carta del passo indietro: «Spetta a chi ha la legittimità del voto l’onere di governare la crisi e per questo non riteniamo ci siano alternative al nostro governo fino al 2013. Non crediamo né al governo di larghe intese né al governo tecnico con un premier “fantoccio” - ribadisce - e l’unica alternativa sarebbero le elezioni anticipate». Anche perché «siamo convinti che la volontà popolare non possa essere commissariata soprattutto quando si devono prendere le decisioni più gravi» ma soprattutto «non c’è nessuno in questo Parlamento in grado di mettere insieme una credibile maggioranza alternativa e non si può lasciare il Paese in mano a Bersani, Di Pietro e Vendola».
«In questo momento tutti, maggioranza e opposizione - è l’ultimo appello del Cavaliere -, abbiamo il dovere dell’amore e della lealtà nei confronti del nostro Paese che si trova a dover fronteggiare una duplice minaccia: quella che viene portata dalla speculazione sui mercati e quella di chi specula politicamente sulla crisi, nel tentativo di trovare una scorciatoia e arrivare così al potere».