«Abbiamo paura, sgomberate le baracche»

Continuano le ricerche del nordafricano che domenica ha violentato una quarantenne sulla circonvallazione della città

A cinque giorni dallo stupro, è ancora caccia all’uomo. I carabinieri del Nucleo operativo sono mobilitati alla ricerca del nordafricano che domenica scorsa ha violentato una 40enne nell’area dismessa dell’ex stazione di Porta Vittoria. Il vicesindaco Riccardo De Corato esprime «la massima fiducia nell’energico lavoro che sta svolgendo l’Arma», ma ora, a protestare, sono gli abitanti di viale Umbria. «Finché non ripuliranno questa zona dai nomadi e della sporcizia - è il grido d’allarme - camminare qui sarà sempre un rischio».
La tensione, tra i residenti, resta alta. «Ben vengano le telecamere - dicono, commentando la proposta del vicesindaco De Corato di installare impianti di videosorveglianza dietro Porta Vittoria -, ma bisognerebbe che questo tratto di strada fosse anche costantemente presidiato dalle forze dell’ordine». E, soprattutto, che «le baracche all’interno del campo alle spalle di Porta Vittoria siano definitivamente sgomberate». Perché «è lì che vive chi ci spaventa, chi ci mette in pericolo». E, forse, qualche avvisaglia c’era già stata. «Lo sapevano tutti che quel tratto di strada è frequentato da nordafricani particolarmente irruenti», commenta Francesco Acquaviva, 65 anni, titolare di un negozio di cornici in viale Umbria. «Tante donne, prima dello stupro, si sono lamentate di essere state avvicinate e molestate».
Il problema, visto da qui, ha il volto di nomadi e immigrati nordafricani. Due donne che abitano in zona raccontano che «da quella sera siamo angosciate: ci facciamo sempre venire a prendere da qualcuno perché anche fare qualche metro da sole ci sembra un azzardo». Dietro Porta Vittoria è una terra di nessuno. «Già qualche tempo fa avevano provato a mandare via i nomadi che ci abitano - tuonano i residenti - ma poi sono tornati. Quella ormai è una zona “off limits”: io non dico che siano stati loro a fare quella cosa orribile, però è vero che da quando ci sono i nomadi l’area si è degradata ancora di più».
Un coro pressoché unanime. Nonostante loro, i rom, respingano ogni accusa. «Non facciamo nulla di male, qui dormiamo e basta, e non diamo fastidio a nessuno». Poi, un’indicazione. «Quella mattina non abbiamo sentito nulla perché dormivamo. Ma possiamo immaginare chi è stato: veniva qua la notte, o al mattino presto, e da quel giorno è sparito nel nulla».
La vittima della violenza ha svolto l’altro ieri l’ultimo interrogatorio, raccontando nei particolari la dinamica dei fatti. Alle 6 del mattino si stava recando alla fermata dell’autobus, in viale Umbria, per raggiungere il lavoro quando è stata seguita da un magrebino che l’ha trascinata dietro a un cespuglio dove - minacciandola con una pietra - l’ha stuprata per oltre un’ora. Sotto choc, la donna ha avvisato intorno alle ore 9 i carabinieri.