"Abbiamo perso, ma ora ripartiamo dal fisco"

Berlusconi a Bucarest ammette la sconfitta. Lunga telefonata con Bossi: "Serve un chiarimento con Tremonti per rilanciare l’economia italiana e
il piano per il Sud". E ai milanesi dice: "Pregate il buon Dio che non
vi succeda qualcosa di negativo"

nostro inviato a Bucarest

La sconfitta l’aveva metabolizzata da giorni, è vero. Tanto che ai vertici del partito - sia a via dell’Umiltà che a viale Monza - aveva già dettato una linea difensiva che prevedeva di derubricare le sconfitte di Milano e Napoli a casi isolati, condizionati da quel trend negativo che nelle elezioni di midterm sta colpendo tutti i governi in carica (da Obama a Sarkozy passando per la Merkel e Zapatero). Una cosa, però, sono le previsioni, per quanto negative. Altra la valanga di numeri disastrosi che Silvio Berlusconi inizia a spulciare quando non si è ancora concluso il vertice intergovernativo con il primo ministro della Romania Emil Boc. Numeri ancor più neri dopo una seconda e più attenta lettura, quando rientrato in albergo fa il punto con Roberto Maroni e Paolo Bonaiuti. «Una débâcle». L’aria che si respira nella suite del Cavaliere al diciannovesimo piano dell’Intercontinental di Bucarest, insomma, è più o meno quella che tirava qualche anno fa negli spogliatoi della Roma dopo il 7-1 del Manchester United all’Old Trafford. Perché a Milano e Napoli il distacco è stato oltre ogni previsione, ma anche perché la sconfitta si allarga a Cagliari, Trieste, Crotone e soprattutto a mezza Lombardia. Inutile, dunque, cercare alibi. Non lo fa Maroni, che quando lascia l’albergo verso le sette di sera non esita a parlare di sonora «sberla». E non lo fa Berlusconi che ammette la sconfitta senza troppi giri di parole: «Abbiamo perso». Con tanto di parafrasi calcistica: «È come con il Milan... Si vince e si perde».
Preso atto del tonfo - che seppure in una tornata amministrativa resta comunque piuttosto rumoroso - il punto è ripartire. Ripartire come e ripartire da dove. E la questione il premier l’affronta subito con Maroni e poi in una lunga telefonata con Umberto Bossi. Un colloquio che non può che rinsaldare l’asse tra Pdl e Lega. Non tanto per il rapporto ormai quasi osmotico che tra Cavaliere e Senatùr va avanti quasi da un decennio, quanto perché la tornata elettorale certifica anche un deciso flop del Carroccio. Che non solo perde valanghe di voti a Milano ma vede fallire il suo progetto di corsa in solitaria in tutta la Lombardia: da Gallarate a Rho, passando per Desio. Con tanto di sonora sconfitta a Novara, fino a ieri roccaforte leghista del Piemonte al pari di Varese. Insomma - è il ragionamento di Berlusconi e Bossi - è arrivato il momento di guardarsi negli occhi e decidere del futuro senza più giochetti e fughe in avanti. Ed è soprattutto ora di rilanciare un’azione di governo che ha evidentemente deluso. A partire dai temi economici. Ed è per questo che a breve ci sarà un chiarimento con Giulio Tremonti. Perché il premier dice chiaro che vuole ripartire da «riforma del fisco, piano per il Sud e snellimento burocratico». Tutti provvedimenti per i quali servirà mettere mano al portafoglio. E su questo il ministro dell’Economia dovrà dare risposte chiare. Risposte che ora chiede anche Bossi, consapevole che sull’arretramento della Lega potrebbe aver pesato anche quell’asse di ferro con Tremonti unito alla mancanza di una politica economica di rilancio. Ed è anche per questa ragione che l’idea di una cabina di regia sull’economia a Palazzo Chigi sembra prendere sempre più piede.
Berlusconi, dunque, è deciso ad «andare avanti» perché «la maggioranza è coesa e determinata» e perché - assicura - «io sono un combattente» e «ogni volta che perdo triplico le forze». Rilancio dell’azione di governo, dunque, ma anche del Pdl. Che andrà decisamente registrato. Si faranno i congressi, a cominciare da quelli comunali, e torna forte l’idea di un coordinatore unico («È un processo già avviato perché vogliamo rilanciare il partito», risponde il premier ai giornalisti se chiedono se sarà Angelino Alfano), magari nominato da veri e propri Stati generali del Pdl. Su Luigi De Magistris e Giuliano Pisapia, invece, pochi dubbi. «Penso che a Napoli - spiega - si pentiranno tutti moltissimo, mentre invito i milanesi a pregare il buon Dio che non gli succeda qualcosa di negativo visto che ora c’è chi si improvviserà in un mestiere che non ha mai fatto».