«Gli abbiamo sempre offerto accoglienza, ma molti clochard non ne vogliono sapere»

IL PIANO «Il Comune ha messo a disposizione 900 posti letto, e ha già ospitato 1400 persone»

Un altro clochard morto di freddo. Il secondo in una settimana. Stretto nelle sue coperte e forse, anestetizzato dall’alcol, compagno di tante serate. Non è morto da solo, però, il senegalese era conosciuto e seguito dai servizi sociali. «Era seguito dallo scorso autunno - spiega l’assessore ai Servizi sociali, Mariolina Moioli - e gli era stata più volte offerta accoglienza presso i nostri dormitori, ma aveva sempre rifiutato, accettando piuttosto cibo e coperte. Il dispiacere - ha aggiunto - è reso ancora più acuto dall’impotenza che prova chi vede rifiutarsi per l’ennesima volta un tentativo di aiuto. Grazie alla disponibilità di alcune strutture sanitarie, più volte abbiamo cercato di offrire un ricovero ai senzatetto che versano in gravi condizioni di salute. Ma nella maggior parte dei casi, neppure la malattia convince queste persone a intraprendere una strada diversa».
Il piano freddo - ricordano da Palazzo Marino - prevede oltre 900 posti letto nei dormitori comunali, che hanno ospitato più di 1.400 persone, grazie anche al presidio del territorio effettuato dalle otto unità mobili (7 notturne e una diurna) che nel corso della giornata offrono assistenza e la possibilità di ricovero. Non solo l’unità diurna distribuisce giornalmente coperte, sacchi a pelo, caffè caldo, e assistenza medica. In periodi di freddo intenso nei dormitori vengono accolti anche i clandestini «per emergenza umanitaria», che vengono classificati ma non denunciati alle forze dell’ordine. «Il problema è che molti clochard non vogliono andare nei dormitori - spiega l’assessore - noi, anzi abbiamo esagerato facendo un’azione di convincimento e persuasione, forse fin troppo forte».
Perché allora non vengono aperte le stazioni delle metropolitane, impedendo che altre innocenti muoiano di freddo e aggirando «l’ostacolo» dei dormitori? «È inutile - replica secca la titolare ai servizi sociali - perché abbiamo a disposizione posti letto, pasti caldi e assistenza sanitaria. Noi vogliamo offrire un’assistenza degna di un uomo. E poi ci sono anche i centri religiosi che hanno porte aperte per tutti». Certo che la stazioni delle metropolitane permetterebbero forse di salvare qualcuno. «Non ci abbiamo pensato».