ABBIAMO VINTO LE ELEZIONI

Ieri mattina - ancora onusto di pandolce, pandoro e panettone (in rigoroso ordine di preferenza) di tutti i tipi e ebbro di sciacchetrà, spumanti e champagne (sempre in ordine di preferenza) - tutto mi sarei aspettato, meno che di entrare in redazione e ricevere la telefonata di Luigi Valenziano, bravo collega di Radio 19, che mi chiedeva: «Allora, come ti senti nei panni di candidato sindaco del centrodestra?».
Dopo essere praticamente precipitato dalla sedia, ho deglutito, pensando a uno scherzo organizzato da Beppe Risso, ottimo capo dei servizi giornalistici della radio del Secolo XIX , che in passato abbiamo avuto la fortuna di avere nella nostra squadra di collaboratori. E, invece, Valenziano, sadico, infieriva: «Ti avviso che sto registrando una dichiarazione per i giornali radio di oggi». E poi continuava, riprendendo l’identikit fatto da alcuni esponenti della Casa delle libertà per il candidato ideale a sindaco di Genova: «Ha quarant’anni, non è un politico di professione, ha famiglia e figli e non è organico ai partiti. Ci sei in pieno». A quel punto, prima ho masticato amaro perchè, fortunatamente, sono ancora lontano dai quarant’anni; poi ho sorriso sul fatto che nessuno degli autori dell’identikit rivelato a Repubblica-Il Lavoro ha mai parlato con me di questa storia; quindi ho ricordato a Valenziano che all’identikit mancavano due piccoli particolari. E cioè che la candidatura fosse stata proposta ufficialmente al candidato. E che lui l’avesse accettata. Insomma, non sono io.
Però, a quel punto, ho vuotato completamente il sacco. E ho raccontato che un pizzico di verità, in fondo in fondo, c’era. L’idea che fossi candidato l’aveva lanciata tempo fa un nostro caro lettore, Alberto Clavarino, e io gli avevo replicato come replico oggi, con parole che suonano pressappoco così: «Faccio un lavoro che mi piace, che ci sta dando enormi soddisfazioni e lascio volentieri l’idea di candidarsi a quelli che fanno la coda per candidarsi». Poi, altri lettori hanno ripreso la proposta e devo dire che queste lettere mi hanno davvero commosso e vi ringrazio per la fiducia. Infine, un paio di esponenti della Casa delle libertà - che stimo moltissimo, fra l’altro - me l’hanno chiesto informalmente. Lusingandomi, non lo nego (penso sia stata una delle poche volte in vita mia in cui io, che di solito rifuggo dal rosso, ero rosso dalla testa ai piedi). E lasciandomi un pensierino davvero serio, presto degradato al livello di battuta, proprio perchè amo talmente il mio lavoro da non pensare ad altro. E poi tengo a tal punto alla mia libertà intellettuale, da non voler alcuna etichetta di partito, nemmeno di quelli a cui spesso mi sento più vicino. Ma comunque pronto ad elogiare, quando se lo meritano, quelli da cui sono più lontano. Questo Giornale, almeno, ragiona così. La politica, anche giustamente dal suo punto di vista, no.
Ecco, tutto qui. Lo sapevano in cinque. L’ho detto in radio e lo racconto volentierissimo a voi. Che, ritengo, siete i veri protagonisti di questa comunque bellissima e lusinghiera proposta. Perchè senza i colleghi della mia grande redazione e, soprattutto, senza di voi, popolo di questa straordinaria famiglia del Giornale di Genova e della Liguria, la proposta (davvero gratificante, ribadisco) non sarebbe mai arrivata. E sicuramente l’hanno fatta a me perchè non potevano farla singolarmente a ciascuno di noi e a ciascuno di voi.
Ma, in fondo, è come se l’avessero davvero fatta a tutta la nostra famiglia. Grazie a voi, noi le elezioni le abbiamo già vinte.