Abbiamo vinto, ma sugli spalti

Avrei voluto dire che questa volta del calcio non me ne fregava niente. Ma non è vero. Sono orgogliosissimo del mio Grifone, di un Thiago Motta irresistibile. E dei due Dogi di Genoa, ovviamente. E allora preferisco sforzarmi di dire solo che non me la sento proprio di parlare anche del «crollo» della Roma. Di un sogno in «briciole» per un gol fatto o sbagliato. Dell'«ingiustizia» della sconfitta del Cagliari a Firenze, o di un rigore che neppure uno juventino riesce a «vedere». Parole stonate. Preferisco pensare che oggi la partita più importante per il mio Genoa è finita nell'intervallo, quando sono arrivati i dati del pubblico: quasi 33mila spettatori paganti e incasso dei record (343mila euro) messo da parte per le vittime del terremoto. Più tutti quelli raccolti fuori dallo stadio dalla nostra inimitabile tifoseria. Ecco, se proprio posso chiedere una cosa in più al presidente Preziosi, chissà forse per mettermi a posto la coscienza dal rischio di un eccesso di librocuorismo, vorrei che i soldi dell'incasso venissero portati in Abruzzo chiusi in una ventiquattrore. E poi aspettare il primo che parla ancora del Genoa della «valigetta» per sentirmi autorizzato a fargli una fragorosa pernacchia sul muso. Aspettare quelli dello stile di qua e della classe di là, per chieder loro almeno un po' di silenzio. Perché stavolta noi abbiamo stravinto. Soprattutto fuori dal campo, come sempre sappiamo fare. E allora lasciatemi urlare: Forza L'Aquila, Genoa è con te.