Abbiati e quelle strane coincidenze

E le chiamano coincidenze. Sapete quando un portiere del Milan, di recente, ha parato un rigore in campionato? È capitato nel gennaio (mercoledì 28) del 2004 (recupero per la coppa Intercontinentale) a San Siro durante Milan-Siena 2 a 1. Autore della prodezza dell’epoca Nelson Dida, il miglior Dida possibile della carriera rossonera, sul connazionale Menegazzo. Quelli fissati in corsi e ricorsi storici possono segnalare che quella stagione, 2004 appunto, fu l’ultima scandita da una clamorosa eliminazione in Champions (Deportivo La Coruña) e dalla conquista dello scudetto dell’era Ancelotti. Di domenica notte, a Bari, al cospetto di Barreto che è uno specialista dal dischetto, il balzo felino con cui Christian Abbiati ha di fatto celebrato il suo ritorno in porta, da titolare col Milan dopo un tormentato ballottaggio, è allora una data da incorniciare. Al ritorno dalla Puglia, ha dovuto chiedere scusa a uno stagionato cronista cui il giorno prima aveva confidato una «storta». «Non gioco» riferì l’interessato: forse non si fidava ancora delle voci e delle previsioni, delle mezze frasi dello stesso Leonardo in conferenza-stampa («bisogna scegliere il momento giusto per realizzare il cambio»), oppure era solo scaramanzia. «Non lo sapevo» la spiegazione ufficiale presa per buona dal cronista di antico pelo e di educazione accertata.
Negli occhi di Abbiati è rimasto oltre che il luccichio della curva rossonera, il salto sulle spalle di Massimo Ambrosini, capitano del nuovo corso milanista, a testimonianza che il suo ritorno, da titolare, è stato apprezzato anche dalla squadra che non può fare una questione di anagrafe e neanche di simpatia, ma solo e soltanto di fiducia. Fiducia nell’Abbiati ritrovato piuttosto che nel Dida degli ultimi tempi, diciamo dal derby (gol di Pandev su punizione nel finale) in avanti sotto accusa per qualsiasi intervento, importante e no. «Abbiamo temuto che i suoi nervi cedessero» la confessione degli amici di Christian che hanno seguito la sua lenta guarigione dopo l’intervento chirurgico al ginocchio e il «dentro e fuori» tra Udinese e Bari.
E invece no. Abbiati si è fatto trovare pronto, come è già successo in coppa Italia, al contrario di quanto accadde ai tempi del Dida imbattibile. Allora Abbiati fu un disastro: e venne stroncato da tutti, preparatore del portiere (Vecchi) e compagni di squadra compresi. Lezione capita, verrebbe da chiosare. Se non si scoprisse che nella sua carriera, parare i rigori, è quasi una vocazione. Basta dare un’occhiata ai numeri: 15 in tutto, di cui 11 in partite ufficiali, un bel gruzzoletto. Che deve far pensare al primo Abbiati apparso sulla scena di Milanello: l’Abbiati «paratutto» delle sette partite finali, torneo ’98-’99, con Zac allenatore, concluso dalla cavalcata verso lo scudetto con rimonta sulla Lazio avanti di 8 punti. Anche allora arrivò in squadra per un cambio casuale, Rossi squalificato, fuori causa Lehmann. E poi le chiamano coincidenze.