Abbiati: ero spensierato ora ho l'ansia da gara

Qui Milan. Il portiere rossonero con trascorsi juventini: &quot;L'Abbiati dell'era Zac non lo vedrete più. A Torino ho vinto uno scudetto, scippato dall'Inter&quot;. Qui Juve. <a href="/a.pic1?ID=313765" target="_blank"><strong>Parla Zanetti
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Milanello - Caro Abbiati, dobbiamo cominciare dalla sua paperissima: quell’intervista in cui è passato da camerata...
«Mettiamola così: sono stato dipinto per quello che non sono. E ho ricevuto insulti dappertutto».

Ha visto la caricatura di Gene Gnocchi?
«Giuro, mai vista, me l’hanno segnalata però. E avrei gradito che Gene mi avesse chiamato prima, visto che ci conosciamo e quando venne ad allenarsi col Toro, l’ho trattato da amico».

Cosa è stato per lei l’anno alla Juve?
«Ha sancito la mia rinascita come portiere: avevo chiuso a Milanello con un disastro, mi allenavo poco e male, con Capello sono risorto. Mi sono guadagnato sul campo lo scudetto che poi, quelli dell’Inter, mi hanno tolto».

Che allenatore è Capello?
«Impone regole ferree, disciplina da caserma e non guarda in faccia nessuno. Fa giocare chi merita».

Del Piero rimase fuori... 
«Gli preferì Ibra: gli si può dare torto?».

Come ha fatto Abbiati a diventare titolare nel Milan?
«Ho giocato tre anni di fila, sono stato alla Juve, che è l’unica società in giro pari al Milan in fatto di organizzazione, sono andato a Madrid. Pensi: perdevo 3 a 0 o 4 a 0 e uscivo, a piedi, dallo stadio, con la mia famiglia. Sono tornato più maturo».

Doveva finire a Palermo: come si è liberato da Zamparini?
«Fu un colloquio franco e interessante, mi è piaciuta la persona».

Lo ammette anche Galliani: lei si fermò al Milan per intercessione del gruppo storico. È normale?
«Lo so e non è un mistero. Qualcuno lo considera una invasione di campo e invece rap presenta il segreto del grande Milan immortale. Perchè nei momenti difficili, quel gruppo, è capace di diventare un blocco unico di cemento armato. Come è successo dopo la seconda sconfitta di Genova. Accadrà anche dopo la perdita di Gattuso. E il merito è da ascrivere al blocco  italiano di Milanello».

Rivedremo mai più l’Abbiati dello scudetto di Zaccheroni?
«Non credo. Allora ero giovane, spensierato e incosciente. Capita a tutti i portieri, tranne che a Buffon, il numero uno al mondo: dopo un anno da fenomeni, la ricaduta. Interviene l’ansia da prestazione».

Quanto tempo impiegherete per raggiungere l’Inter?
«Noi abbiamo vissuto e attraversato due periodi negativi, l’Inter ha più opzioni a disposizione ma non è un passo avanti, è mezzo piede davanti, la differenza è poca».

Domenica sera c’è da affrontare Del Piero: come farà?
«È migliorato parecchio rispetto a qualche anno fa, merito del pallone e di altro. Al tiro è come il nostro Pirlo, se indovina l’incrocio, bravo».

Come se la cava Manninger?
«Ha cominciato così così, si è ripreso alla grande».

Vedendo parare Dida non pensa di correre qualche rischio?
«Non sono stato neanche sfiorato dall’idea. L’ho visto parare alla grande, lo vedo tutti i giorni allenarsi con accanimento, capisco che sta tornando quello di un tempo ma spero che Ancelotti non cambi idea».

Quando capì che avrebbe giocato da titolare?
«Ho vissuto tutta l’estate sul filo del rasoio fino al sabato prima di Milan-Bologna quando Ancelotti mi disse che avrei giocato io. Ero arrivato da terzo portiere, ho accettato la sfida, nessuno sapeva come avevo parato in Spagna».

Perchè in Nazionale disse no all’europeo?
«Nel 2000, a parte Buffon, ero in ballottaggio con Amelia per fare il secondo. A un certo punto Donadoni virò su Amelia e io gli dissi: in tribuna non vado».

Cosa rappresenta Juve-Milan?
«Come dice Galliani è il vero derby d’Italia».